Il presente vivente
14 Dicembre 2025
“Ma quando è il tempo di avere paura del tempo?”
Ho un’età ormai lunga, ma lunga tanto, e il lasciarsi andare nella fatica del fatto, a fronte dell’energia che potrebbe esserci ancora da fare, è forte. Anzi, mi dicono: se fino ad ora hai retto, perché ora si devia?
Un mio amico chirurgo, Marco Sacchi, davanti a una persona molto anziana decise di operare. Mi permisi di chiedergli: ma perché lo fai, ormai? Lui mi rispose che dobbiamo dare sempre speranza. Speranza, che parola strana, che è “speme” di patriottiche virtù.
Quindi, ci devi pensare a sperare, sperando non verso gli ultimi giorni, ma dentro il presente vivente. Credo che non esistano età, ma fino all’ultimo il presente vivente, con non il bisogno di vivere, vivendo.
Così penso, ripenso in questo presente vivente. Chi costruiva cattedrali, le grandi cattedrali, avrebbe perso il giorno forte della chiesa, in sfida a Dio, nella presunzione umana di grandezza, però costruiva e per questo era vivo.
Così credo che c’è un “tempo per ogni cosa”, ma c’è un tempo di tutte le cose: è il presente vivente, che solo quando finisce è morente, ma non presente, bensì per sempre.”


