Passamonti in fondazione, la città pontina nei 100 anni di Latina

Passamonti in fondazione, la città pontina nei 100 anni di Latina

7 Febbraio 2026 0 Di Lidano Grassucci

Beh, lo ammetto: sono coinvolto. Perché esistono relazioni umane che sono il vero sale del vivere, vi parlerò di un mio amico, meglio di un compagno per militanza, testimonianza, pensiero.
Matilde Celentano, sindaco di Latina, ha scelto come rappresentante del Comune nel consiglio di amministrazione della fondazione per i 100 anni della città, Massimo Passamonti.
Chi è Massimo Passamonti?
È figlio di un percorso interrotto nella nervatura di questa città, di un’idea di Latina espansiva, capace di crescere, non nella nostalgia, ma nelle sfide nuove. Viene da una cultura socialista, liberale, laica, una cultura del riscatto sociale che ha dato al Paese l’energia per uscire tanto dalle strettoie contadine quanto dal fordismo della fabbrica, per il piacere di sentire l’odore dei libri.
Per lui la politica non è una fede manichea, né il rigore degli asceti o sacrificio dei martiri. È piuttosto curiosità per vivere meglio. Vivere, non sopravvivere.  E’ credere, come è scritto nella Dichiarazione d’Indipendenza americana, che la felicità sia un diritto.
Così, mentre si avvicinano i cento anni della città, emerge anche un modo diverso di guardare a Latina: un mondo cresciuto in libreria, non in parrocchia; lontano dalle nostalgie, dai paradisi d’oltrecortina, ma radicato qui. Qui dove la città nuova si innerva con la collina che diventa montagna da un lato e con l’apprendere a nuotare nel mare dall’altro.
È la storia dei Lepini, ma anche il futuro del mare e un presente fatto di ricerca e di dubbio.
La sua casa editrice si chiamava Argonauta: profondamente di Latina e insieme internazionale, capace di pubblicare dissidenti sovietici e di dialogare con il mondo di Moravia. Provincia, ma non provinciale. Era eretica, come sanno esserlo i socialisti: mai pentiti di pensieri di rivolta contro la banalità.
Non siamo qui per scontare un peccato universale, né per costruire paradisi immediati. Siamo qui per “seguire virtute e conoscenza”.
In una Latina difficile si innesta così una scommessa: puntare sulla possibilità che questa “città pontina” sia davvero possibile. Si chiamò Club Turati: un luogo di dubbi, senza rosari serali, senza moloch collettivi che annullano l’individuo. Un luogo in cui contava ciascuno.
Ecco, in questa fondazione potrebbero arrivare venti nuovi: la possibilità di essere felici.
Anni fa io e Massimo scrivemmo un libro dal titolo La città senza anima.
Vediamo se ora è tempo di anni

Massimo Passamonti e Lidano Grassuccil