Referendum,  la scelta del Sì e il leviatano che incombe

Referendum, la scelta del Sì e il leviatano che incombe

11 Febbraio 2026 1 Di Lidano Grassucci

Dobbiamo presentare, con alcuni amici, il Comitato per il Sì al referendum sulla divisione delle carriere della magistratura al Circolo cittadino a Latina.
E io mi chiedo: cosa dirò, cosa posso dire?
Sono un libertario. Vengo da una cultura che guarda allo Stato come a un Leviatano da arginare, da limitare. Un Leviatano che può divorare l’uomo nella sua libertà. Per questo, da sempre, cerco un argine contro le scorrerie del mostro.
Norberto Bobbio diceva che si può guardare il mondo dalla parte del principe, e allora si ama l’idea del comando e dell’obbedienza, oppure dalla parte degli ultimi, e allora si cerca di tutelare la libertà e uscire dal bisogno.
Io sto con Enzo Tortora, non con i giudici che lo ammanettano né con i delatori pelosi che lo accusano.
Mi dicono: questa riforma è inutile, i processi saranno lunghi lo stesso.
Ma io non combatto una battaglia per l’utile. Combatto una battaglia giusta, per ciò che è giusto nei miei valori.
Se devo scegliere tra chi accusa e chi giudica, io sto con chi difende.
Con chi cerca le ragioni dell’innocenza, con il dubbio. Mai con chi accusa. Sto con gli avvocati.
Certo, l’accusa è necessaria. Il male esiste. Ma l’accusa non deve avere alcun vantaggio davanti a chi giudica.
Io penso in punta di valori.
E i miei valori sono nella Costituzione, che presume l’innocenza, non decide già la colpa lasciando all’imputato solo la strada del pentimento.
Con me presentano il Comitato per il Sì: Renato Archidiacono, Francesca Roccato, Domenico Oropallo, Dino Lucchetti, Nicolò Giglio, Daniela Fiore, Annalisa Muzio. Interviene Carlo Carturan.
Sono tutti avvocati: entrano nel merito con competenza, con dovizia di argomenti. È giusto così.
Il mio compito è un altro.
È ricordare la passione con cui, da ragazzi, sceglievamo le utopie. Le idee che volevano sovvertire il mondo, prima che la vita ci spiegasse quanto fosse difficile farlo.
Questa riforma non è utile.
È giusta.
Non è di parte politica.
È una riforma di libertà, per tutti.
L’abate Emmanuel Joseph Sieyès, ai tempi della Rivoluzione francese, si chiedeva:
Che cos’è il Terzo Stato? Tutto.
Che cosa ha? Niente.
Che cosa vuole? Qualcosa.
Che cos’è oggi la difesa?
Un topo davanti a due gatti: uno che accusa, uno che giudica.
Che cosa dovrebbe essere?
Un topo accusato da un gatto e giudicato da un cane.
Che cosa vogliamo?
Che almeno il giudice non sia un gatto.
Magari una lince, sempre felino. Ma non gatto.
C’è chi ragiona per la libertà.
E c’è chi ama il Leviatano.
Io sto con la libertà.
E lo dico ricordando che Giuliano Vassalli — medaglia d’oro della Resistenza, prigioniero a via Tasso, partigiano che contribuì all’evasione da Regina Coeli di Giuseppe Saragat e Sandro Pertini (sarebbero poi diventati entrambi presidenti della Repubblica italiana), è l’autore della riforma del processo penale che, nelle sue intenzioni, doveva includere la separazione delle carriere.
Leggete come volete l’accusa di fascismo rivolta a chi oggi vota come avrebbe votato Giuliano Vassalli.