Celentano e la tempesta nella bonaccia, incombe effetto Nicolini

Celentano e la tempesta nella bonaccia, incombe effetto Nicolini

14 Febbraio 2026 0 Di Lidano Grassucci

Il sindaco Matilde Celentano ha incassato 17 voti su 24 sul revisore dei conti. Ne mancano sette per ragioni diverse, tre dei quali di Forza Italia. C’è un assessore dimissionario, Ada Nasti. Si avvicinano le elezioni in Provincia e su Acqualatina, a destra, la pace non è mai davvero tornata.
Inoltre, nella Lega si muovono aspiranti assessori, mentre Noi Moderati sembra detenere una sorta di “golden share” nella gestione degli equilibri e anche il capogruppo Maurizio Galardo rammenta il suo assessorato con Zaccheo.

E Acqualatina resta un nervo scoperto.
Ergo? Non va tutto bene.
Se poi si tenta di sostituire Nasti, si apre inevitabilmente il tema del rimpasto. E nella Lega – dove oggi Censi e altri erano impegnati – le tensioni non mancano.
Le crisi non nascono come fulmini a ciel sereno: sono precedute dall’arrivo di nubi scure all’orizzonte.
La maggioranza che sostiene Celentano dovrebbe iniziare a cercare la quadra seguendo un filo logico – un vero “filo di Arianna”.
Primo: capire se su Acqualatina sia possibile una linea realmente coordinata nel centrodestra.
Secondo: trovare in Provincia una soluzione che allarghi e non restringa, tenendo conto che i 33 sindaci rappresentano una pluralità complessa, non uno schema binario destra/sinistra.
Terzo: definire una strategia sui rifiuti a Latina che non sia ideologica, ma industriale; una linea capace di coniugare controllo pubblico e logiche di mercato, guardando alla prassi più che ai manuali di partito. E al risultato: una città pulita.
Solo dopo si potrà affrontare un vero rimpasto di giunta, fondato su un progetto condiviso e di lungo periodo. Va cambiato il calendario delle priorità.
Le delegazioni in Giunta non dovrebbero essere deboli o meramente rappresentative, ma dotate di autorevolezza politica, capaci di fare sintesi già al tavolo dell’esecutivo.
Altrimenti, di cosa stiamo parlando?
Sul fondo si muove anche la neonata Fondazione, dove personalità politiche di forte immagine, come Vincenzo Zaccheo e Massimo Passamonti, non saranno comparse ma protagonisti delle politiche culturali cittadine.
Vale la pena ricordare che a Roma Renato Nicolini, da assessore alla Cultura, con l’Estate Romana cambiò non solo il volto della Capitale ma anche il modo in cui la città percepiva sé stessa.
Occorre saper tenere insieme i pezzi, fare un vero “combinato disposto”.
Dalla bonaccia non nasce navigazione.
Dalla tempesta può nascere energia.