Referendum, il Sì e la scomunica dei puri
15 Febbraio 2026
Pensavo che il tempo in cui la sinistra massimalista si sentiva eticamente superiore agli altri fosse finito con il crollo dei “paradisi in terra”, poi rivelatisi gulag.
Invece no: eccoli di nuovo a “spiegarti” come stanno le cose e, dopo la spiegazione, non puoi che essere con loro. Gli altri? Tutti idioti, ignoranti, arroganti, violenti. Loro? Angeli nel paradiso, angeli del paradiso.
Se voti sì al referendum sulla separazione delle carriere sei sicuramente un ’ndranghetista, un tangentaro, una cattiva persona.
Se esprimi il timore che uno dei poteri dello Stato — quello giudiziario — possa esondare, ecco riaffiorare la loro proclamata superiorità morale.
Il ponte sullo Stretto? Con quei venti, dicono, risuonerà “Faccetta nera”.
Le Olimpiadi? Sei matto: la neve è notoriamente fascista, come i motoscafi.
L’alta velocità ferroviaria? Meglio il turismo lento: correre è roba da gerarchi.
E allora osservo ma a unire le carriere dei magistrati sono stati i fascisti.
La risposta implicita è sempre la stessa: è fascista ciò che decidiamo noi sia fascista. E abbiamo deciso che i magistrati sono amici nostri.
Taccio sul Medio Oriente, dove uomini e donne liberi arrivano a tifare per teocrazie che negano il corpo, la dignità delle donne e degli omosessuali — ma diventa politicamente corretto ciò che loro stabiliscono sia tale.
Io sono figlio di Turati e di Matteotti, che sostenevano la necessità di unirsi tra liberi per costruire una barriera contro Mussolini. Anche allora ci dissero che loro erano puri, che noi eravamo socialfascisti, indegni. Ci siamo tenuti i fascisti per 20 anni.
Matteotti fu ucciso, e oggi raccontano che fosse dei loro. La Storia si riscrive a proprio uso e consumo per chi viene da fedi certe e dubbi mai.
No: noi stiamo con la libertà, con il giusto processo, dove la difesa è pari all’accusa e il principio è tutelare gli innocenti, non presumere i colpevoli.
E votiamo sì per essere liberi.
Al referendum devi scegliere se stai dalla parte della libertà o da chi presume che siamo solo in attesa di condanna.


