La laurea di Rebecca

La laurea di Rebecca

20 Febbraio 2026 0 Di Lidano Grassucci

 

Faccio un viaggio, lungo o corto non so. Debbo andare a Genova. Già ho “la faccia un po’ così che abbiamo noi che abbiamo visto Genova”, la faccia di “parenti un po’ lontani di quella gente un poco selvatica”. Cantava così Bruno Lauzi le strofe di Paolo Conte.
Vado: ho una nipote che si laurea e ci debbo stare. Rappresento, silente, un pezzo — seppur piccolo — delle sue radici. Mia nipote si chiama Rebecca Di Prima. Ci vado, e il viaggio è tormentato dalle mille cose della vita presente; sto andando a testimoniare il passato nel mio oggi, che non capisco, o non sono capito, che è uguale per effetto.
Viaggio. Il viaggio è lungo, snervante, incredibile. Mi accompagna Niccolò, mio figlio: lui non ha potuto festeggiare la sua laurea per via del COVID. Quindi, in un certo senso, compenso nel viaggio.
Sono, siamo, qui come testimoni di un mondo: mio padre e mia madre sarebbero stati felici oggi. Mia madre avrebbe indossato il cappotto con il collo di pelliccia, ingenua testimonianza di uno status di cui ancora si sarebbe meravigliata.
Viaggio. Il treno pare lento, rallenta, e io sono altrove con la testa. Sto andando lontano. Il percorso è pieno di domande. Genova sta sul mare, la Superba, domina il mare. Penso che… chi me lo avrebbe mai detto di “andare” qui, partendo da gente per cui già i confini del podere erano colonne d’Ercole.
Passo accanto a un sommergibile: la facoltà di Economia è dietro un sommergibile, che sarebbe una ricerca sotto il mare. Ci sono i parenti di Rebecca, quelli del nord: il padre Riccardo, che dei genovesi ha il mugugno; la sorella Santina, la moglie del fratello Renata , i cugini Valentina e Federico Di Prima, la compagna di Riccardo, Antonella Maccaronio, sua madre Maria Russo, e l’ altro fratello Stefano Maccaronio, il piccolo Gabriele che convinco a diventare Piero raccontandogli che a dieci anni scade il nome, e lui fa finta di crederci.
Aula solenne. Discorso del rappresentante del rettore sull’intelligenza artificiale. Dice: usatela, ma non subitela, non abbiate fretta nelle risposte, ma fate domande, producete domande. La laurea è in Economia.
La chiamano, si alza e va. Mi viene in testa quando lei e la sorella Rachele, piccolissime e con l’argento vivo addosso, si cimentarono nello smontaggio dell’aeroporto di Fiumicino con tanto di intervento della polizia dell’ aria.

Mia zia Maria, morta qualche mese fa, diceva di loro in veneto: “Se selvadeghe… e to sorea non ghe dise niente”.
Ora dicono, a nome del rettore, che lei è dottore. Strano, no?
Sono qui e, quando è ritta davanti alla commissione, mi sento mio padre e mia madre accanto: papà con un maglioncino sulla camicia e i mocassini da festa. Deglutisco. A Niccolò hanno affidato il compito di celare il mazzo di fiori.
I ragazzi sono ragazzi e applaudono quelli di loro che, diventati dottori, restano ragazzi.
La cerimonia dura poco: tutti hanno fretta della parola che fa la differenza. Poi abbracci, baci, riti, spumante. Le amiche sono venute da Latina, fanno gran rumore. C’è quello che mio padre avrebbe chiamato rinfresco e, dopo libagioni, Rebecca si prende la scena con una lunga serie di ringraziamenti, come un bisogno di raccontare un corso di vita, seppur breve.
È festa e cerco di citare tutti, ma sono qui per testimoniare e penso che i nonni sarebbero stati — senza piangere, piangendo — i due Antonio, Bruna e Franca, occhi bagnati.
Chiamatele, se volete, emozioni.
Ha la corona di alloro sulla testa, ha in mano un mazzo di fiori. Andrea ed Edoardo, i ragazzi delle nipoti, l’ altra è Rachele, fanno il loro. È andata. Volevo dire due parole pure io, ma non ci sono riuscito. Va be’, sarà per un’altra volta. Anzi no: non ci saranno altre volte, perché domani è sempre diverso.
Sono partito che ero io, ora sono già un altro. Quindi vi ho raccontato un viaggio in cui sono stato ambasciatore di radici.

Papà, li vedi no questi ragazzi? Sono meglio di come ero io e per fortuna questa anarchia finisce con me.

 

E c’erano le amiche, protagoniste

Eleonora Igliozzi, Costanza Corradini, Aurora Mandatori, Claudia Battista.