Referendum: La caduta rovinosa dei servizi segreti di De Lillis nella “verità” di Archidiacono e mia
8 Marzo 2026Nel comizio di FdI di oggi a Piazza Signina è stato detto che la ragione della riforma costituzionale della giurisdizione è la seguente: mettere sotto controllo la magistratura perché un potere autonomo e indipendente è irresponsabile. Si vuole smontare la Costituzione per tornare ai tempi del codice Rocco (1930) e del regio decreto Grandi (1941). Anche Matteotti nei comuni della sua provincia si era accorto prima di altri della vera natura del fascismo
Mauro De Lillis, sindaco di Cori
Leggo queste parole del sindaco e un po’ mi picco, perché in quel comizio abbiamo parlato io e l’avvocato Renato Archidiacono, davanti non certo a masse oceaniche ma comunque Il sindaco di Cori, l’amico Mauro De Lillis, non c’era. Evidentemente i suoi servizi segreti – forse ereditati dal vecchio Kgb – non funzionano a dovere nel riferire degli interventi e del lo
Consiglierei, personalmente all’amico De Lillis, una consulenza del Mossad (potrei anche dare una mano).
Mi sono quindi permesso di rispondere, nel punto in cui attribuiva a noi dichiarazioni che non abbiamo mai fatto. Sarebbe stato più semplice – e anche più piacevole per me e per Archidiacono e anche per lui – se, essendo così interessato alla questione da mobilitare i suoi servizi segreti, fosse stato presente di persona personalmente come avrebbe fatto dire a Tatarella, Andrea Camilleri. Ma ha preferito non essere ma “spiare” male, un poco da Ovra è.
Questa è la mia risposta al sindaco, è una piccola lettera aperta e un invito:
Sul merito della riforma oggetto del referendum siamo pronti a confrontarci con chiunque: se il sindaco di Cori vorrà invitarci, saremo felici di discutere pubblicamente.
Caro Sindaco,
mi avrebbe fatto piacere salutarti nella tua città bella città, in piazza. La piazza dove mille idee si confrontano e mille idee si scambiano.
Non c’eri, e va bene così.
Ma il tuo sistema di informazione – i tuoi servizi di sicurezza – andrebbe forse “riformato”, perché ti riferisce cose che non sono state dette e che non corrispondono al vero. Insomma ti hanno tratto in inganno.
Né io né l’avvocato Renato Archidiacono abbiamo parlato mai di un controllo dell’esecutivo, o della politica, sulla magistratura.
Non lo abbiamo fatto perché non è vero, perché i principi costituzionali della riforma sanciscono l’indipendenza della magistratura (tal quale ora) e perché non utilizziamo argomenti che, anche sul piano dialettico, sarebbero controproducenti.
Mi permetto inoltre di ricordare che l’unicità delle carriere fu introdotta in Italia da un signore che si chiamava Dino Grandi, nel 1941. Non era ancora “pentito”, lo fece il 25 luglio del 1943. L’impianto fascista, quindi è difeso dal no e non dal sì.
Aggiungo che questa riforma è figlia della riforma del processo da inquisitorio a accusatorio formata da un signore che si chiamava Giluliano Vassalli, medaglia d’argento della Resistenza, socialista che fece evadere e salvò al vita a due di signori di cui forse hai sentito parlare: Giuseppe Saragat e Sandro Pertini.
Grazie dell’attenzione, signor Sindaco. Ma forse i suoi servizi segreti avrebbero bisogno di una piccola riforma o, semplicemente, bastava venire in piazza e parlare perchè qui di segreto non c’è nulla
Con stima il tuo amico
Lidano Grassucci


