La sinistra conservatrice che non sa più dire sì

La sinistra conservatrice che non sa più dire sì

14 Marzo 2026 0 Di Lidano Grassucci

Il comunismo, per noi, non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente.”
Karl Marx

Un tempo il mondo sembrava dividersi in due.
Da una parte c’era chi voleva conservare l’ordine esistente per difendere i propri vantaggi; dall’altra chi voleva cambiare il mondo per vivere meglio di come viveva.
I primi erano la destra, i secondi la sinistra.
Alla sinistra piaceva la scienza di questa terra; alla destra la fede nell’aldilà.
La sinistra voleva sovvertire l’ordine costituito, e spesso pensava di farlo con la rivoluzione. La destra difendeva quell’ordine anche con la forza, come fece Fiorenzo Bava Beccaris.
Guardatela oggi, quella divisione.
La sinistra difende l’esistente e diffida di ogni mutamento.
La rivoluzione è diventata una messa per anime pie, dove non si deve disturbare nessuno — neppure i piccioni davanti al sagrato.
Così la sinistra si fa conservatrice.
Ma non nel senso di una borghesia che scopre nuove possibilità e intraprende. Piuttosto — per dirla con Giorgio Gaber — diventa la conservazione di impiegati statali, parastatali e affini.
Difende i poteri delle mille corporazioni sopravvissute dal tempo dei Comuni.
Ogni battaglia è una difesa: no alla riforma costituzionale, no alle strade, no alle auto, no alle ferrovie, no alle industrie, no alle nuove sementi in agricoltura, no ai vaccini, no ai ponti.
E le guerre?
Per loro sono impossibili, nel mondo degli angeli che si sono costruiti.
Una sinistra conservatrice, impaurita dal domani e piena di ieri.
Il riscatto del lavoro dei suoi figli opera sarà: o pugnando si morrà”, scriveva Filippo Turati.