Deriva
14 Marzo 2026Ascolto in auto un racconto sul navigare. Parte da una nave alla deriva nel Canale di Sicilia, una nave metaniera. La nave colpita è pericolosa e ora naviga senza equipaggio: va per mare senza governo.
«Il mio cuore tra le tempeste si agitava», dice Odissea.
È questa deriva senza equipaggio che è interessante. L’equipaggio è la ragione, il mare è l’incertezza, la nave squarciata è il male di vivere senza speranza di porto, senza riparo.
E invece?
La nave naviga senza anima a bordo, perché l’anima del mondo è altrove: è il suo sale. La nave non è guidata dalla gente che non c’è più, che è andata via; è affidata alla sorte del derivare, fino a un porto che non chiama ma accoglie.
La deriva è un governo che non è dell’umano, ma del mare. Il mare rigetta ciò che umano non è del mare e conduce la nave d’acciaio verso il porto dove placare il disturbo a Poseidone.
Fuor di metafora, non conta la ragione dei naviganti, ma la forza del mare: quella potenza arcana che non puoi fermare e alla quale non puoi sottrarti se navighi.
L’equipaggio?
Salirà la scala lungo lo scafo.
Lo squarcio diventerà una linea perfetta di metallo lucido nel doppio scafo.
Il resto lo sa il mare


