Referendum, la sconfitta e Amedeo Guillet

Referendum, la sconfitta e Amedeo Guillet

25 Marzo 2026 0 Di Lidano Grassucci

Nella vita, quando perdi, non ti puoi che appellare alla clemenza della corte. Io non farò neppure quello. Ho perso, ho perso. Parlo del referendum sulla separazione delle carriere dove sostenevo il Si.
Però, a nome della gente con cui ho condiviso questa battaglia, faccio alcune considerazioni a mente fredda. Abbiamo perso, ma dove abbiamo operato, nonostante il clima avverso, siamo di più. In provincia di Latina il Sì ha preso 8 punti percentuali oltre la media nazionale, arrivando al 54%. Poco? Qui potevamo incidere. E a Latina città la percentuale del Sì è del 54,5%. Gocce in un mare, certo, ma gocce a nostro favore e a testimonianza che la battaglia si poteva fare.
Potevamo far capire meglio le nostre ragioni, di fronte a tante suggestioni. Facile dirlo dopo. Eppure avevamo detto che esisteva un gatto che, insieme a un suo eguale, colpiva un povero topo.
Io amo i gatti, per quanto implacabili con i topi, ma noi volevamo solo aggiungere gli aculei all’indifeso. Siamo stati con gli amici del comitato a Cori, a parlare in una piazza vuota – e qui abbiamo perso sonoramente. Ma siamo stati anche a Sonnino, dove siamo arrivati quasi al 60% di Sì, a Priverno sopra il 53%, a Cisterna al 58%, a Terracina dove abbiamo fatto anche meglio, e a Monte San Biagio e a Latina, lo sapete.

Trenta eventi di un comitato di gente così normale da sembrare eccezionale.
Spesso soli, a parlare con la gente, per spiegare che la determinazione del vero o del falso ci riguarda tutti, che la libertà ci riguarda e non si misura con un “mi piace, non mi piace”, nella difesa di chi sta sotto, sopra tutti.
Abbiamo perso, ma sono convinto ancora che abbiamo ragione.
Ora mi vanto di essere un perdente che nella sua ridotta ha resistito.
C’è stato un ufficiale italiano,  Amedeo Guillet, che combatté in Africa Orientale anche dopo la resa del nostro esercito, per tenere impegnate truppe inglesi che altrimenti avrebbero dato man forte ai loro in Libia. Combatté con tenacia insieme ai suoi amhara; lo chiamavano “Comandante Diavolo”. L’Italia perse una guerra, per altro ingiusta, ma lui fece il suo dovere.
Ebbene, noi abbiamo fatto lo stesso: di nulla pentiti, sconfitti ma dentro l’orgoglio di aver fatto non ciò che era utile, ma ciò che era giusto.
Amo i gatti, meno i topi, ma per salvare il gatto devo difendere il topo.