Intorno all’ odissea socialista e la condanna clerico-comunista
28 Marzo 2026Leggo un articolo di Vittorio Feltri sul nuovo libro di Fabrizio Cicchitto, Odissea socialista. Mi colpisce una nota di Nicola Catani: la passione vera per la politica. Scopro così che anche Feltri, come me, è stato socialista lombardiano.
Credo di dovere molto a Riccardo Lombardi. Prima di tutto, il rigore di stare a sinistra senza essere subalterni, coscienti delle differenze tra noi e i comunisti: loro erano il partito degli ultimi, ma spesso dogmatici, quasi quanto i clericali democristiani. Tra queste due “religioni” – come le definisce Cicchitto – noi rappresentavamo altro: un’idea umanitaria. È Craxi che cerca di salvare Moro, perché nessuna ragion di Stato vale una vita umana. Invece clericali e dogmatici ragionano come la Santa Romana Chiesa: per salvarsi si taglia anche la mano destra. Così Moro muore, così lo Stato diventa Leviatano, un mostro invece che lo strumento umano che i riformisti volevano.
Cicchitto spiega bene che l’umanitarismo socialista è diversità: mutuo soccorso, non carità; intelligenza, non eroismo che richiede uno Stakanov. Craxi è l’uomo di Sigonella, senza padroni americani, ma anche quello che accetta i Cruise per contrastare gli SS-20 sovietici. Il viaggio di Cicchitto passa per Nenni e la sua scelta di avvicinamento ai comunisti – scelta su cui aveva ragione Saragat.
Oggi viviamo in un tempo triste. Abbiamo costruito testardamente un Paese che poi ci ha cacciati: da una parte chi si genufletteva davanti ai preti, dall’altra chi lo faceva davanti a un’altra patria che noi avevamo intuito essere mostruosa. Eccola, questa sinistra che non si batte più per “l’idea”, ma approfitta delle piccole cose.
Quanto ci mancano le riforme di struttura di Lombardi, di fronte a una sinistra clerico-dogmatica che si è fatta conservatrice dell’esistente e rigetta l’utopia della riforma. Un lavoro dentro il viaggio nel mondo degli ultimi che, se non sono rimasti tali, è perché Nenni, Saragat, Lombardi, Matteotti e Craxi non seminarono solo giustizia: la curarono.
Gramsci definì Matteotti “l’apostolo del nulla” dopo il suo omicidio; oggi gli eredi di Gramsci “dimenticano” vigliaccamente e in malafede. Il lavoro di Cicchitto rimette una storia dentro questa tragedia astorica, in cui la politica italiana l’hanno fatta i “figli marci” del socialismo, impegnati a uccidere il padre: fascisti e comunisti, con la benedizione dei preti.
Destino degli eretici.


