L’ebreo che “uccide” l’ebreo

L’ebreo che “uccide” l’ebreo

20 Aprile 2026 0 Di Lidano Grassucci

 

​Ogni schieramento ha i suoi cretini. Lenin, che non era certo un moderato, diceva che “l’estremismo è la malattia infantile del comunismo”. Un soldato israeliano ha preso a martellate un crocifisso: il primo dato è che un ebreo ne stava offendendo un altro. Il secondo riguarda il “perché”. Sono sionista e lo resto, è la stupidità a essere disumana.

​Per me, che sono cristiano, Gesù in Croce è il simbolo della pietà, del dolore e del sacrificio generoso. Cosa noi cristiani abbiamo fatto di quel messaggio, nel corso dei secoli, è un altro discorso. Ma colpire un simbolo della fede altrui significa negare la propria.

​Per secoli i cristiani hanno perseguitato gli ebrei in ogni modo, sempre ingiustamente. Ma un giorno il loro capo, Papa Giovanni Paolo II, andò in sinagoga e parlò di “fratelli maggiori”. Riconobbe il medesimo DNA, la medesima sorte. I fratelli sono i viventi più simili tra loro, più di un padre, più di una madre.

​La guerra è, a volte, necessaria se la pace nega il giusto o se l’altro ti costringe alla difesa. Ma l’offesa gratuita no. La guerra è brutta, terribile e oscena, ma conserva una sua logica razionale; quel gesto, invece, è irrazionale. Non serve a una causa, ma sarà solo la giustificazione per nuovo male. Gesù crocifisso è un uomo che muore, e l’uomo che muore ha diritto al rispetto e alla comprensione di tutti gli altri, che non sono altro che i “prossimi morenti”. Credo che l’umanità non abbia bisogno di colpi, ma di comprendere il simbolo del soffrire.

​Non ho il dono della Fede, ma ho l’educazione che la Fede dà alla speranza. Un mio amico chirurgo, Marco Sacchi, stava per operare una signora di 94 anni. Osservai: “Ma ha 94 anni…”. Mi rispose: “Chi sono io per non darle speranza?”.

​Ecco cosa intendo: esiste un confine tra l’agire per la speranza e il non sperare più nell’agire. Quel soldato, martellando quel legno, si è fatto male da solo, “uccidendo” ancora una volta suo fratello in croce. Un ebreo che uccide un ebreo.