La sinistra era jazz si è fatta coro a cappella
2 Giugno 2026Sono tempi di odio: si cerca nell’altro la differenza per sentirsi migliori, rendendo “inumani” gli altri.
La sinistra italiana è diventata un deserto di idee, a fronte di militanti che si sentono tutti granelli della stessa sabbia. Dal confronto dialettico si è passati alla ripetizione rituale. Una sinistra dove l’innesto di un certo integralismo cattolico-conciliare sulla pianta del comunismo leninista ha prodotto un frutto velenoso: l’intolleranza. Il movimento che doveva difendere gli ultimi dona a questi ultimi l’intolleranza, fornendo ai primi l’alibi e l’ipocrisia del politicamente corretto.
Il nemico? L’Occidente, il mondo liberale, sacrificati sull’altare di un terzomondismo acritico. Le femministe criminalizzano gli alpini, ma non vedono le spose bambine e le bambine senza scuola; non vedono la “barbarie” che toglie alle donne il volto, impedendo loro di essere donne disegnate da Dio per ridurle a maschere volute dalle paure degli uomini. Eppure, Dio non faceva il sarto, e neanche il barbiere per gli uomini.
Ma la sinistra non tollera altro da se stessa: si proclama intelligente, mentre chiunque non la pensi come lei diventa, per ciò stesso, “ignobile”.
Sono sionista, ma oggi questo non è tollerabile, né ammissibile o umano. Perché?
Vi ricordate le radici dell’Occidente nella cultura giudaica? Ecco, oggi quelle radici vanno negate. Persino il laicismo della Rivoluzione Francese, che non faceva sconti a preti e rabbini, non escludeva gli imam. Oggi, invece, gli imam sono da tutelare a prescindere; i preti cristiani, se restano indifferenti, possono passare per buoni; gli altri, invece, sono il male assoluto.
Ogni popolo attaccato ha il diritto di difendersi, ma Israele – dopo il 7 ottobre – no. Tutte le nazioni hanno diritto alla propria esistenza, Israele no.
Erri De Luca si dice sionista, così come qualcuno si dice a favore del socialismo di Che Guevara (che muoveva guerra e non era certo un pacifista); eppure, al primo vogliono bruciare i libri e negare la libertà di pensiero. Francesco De Gregori dice che un cantante non deve schierarsi per forza, ed ecco che viene accusato di codardia e confinato tra le file del nemico.
La sinistra è questa: vince a Venezia, nel centro dei signori, ma a Mestre, tra gli operai, non esiste più. Eravamo un concerto creativo di free jazz; siete diventati un brutto coro a cappella.
A Latina? Nicola Zingaretti va a Sezze a onorare Luigi Di Rosa, ucciso mezzo secolo fa dal fuoco fascista. È un atto giusto, doveroso, ma è anche il segno che quel valore e quella battaglia di libertà diventano poca cosa se i ragazzi non ci sono. La sinistra deve essere il “Sol dell’avvenire”, non la burocratica difesa dello stato presente. C’è gente? C’è solo un mondo diffidente, se continuiamo a rispondere con la retorica.


