Il 20 settembre che ci fece italiani e non più sacrestani

Il 20 settembre che ci fece italiani e non più sacrestani

19 Settembre 2026 0 Di Lidano Grassucci

​Ecco il giorno della libertà. Ecco il giorno in cui il cielo di Roma si fece azzurro Savoia, il giorno in cui il nero delle sottane si trasformò nel tricolore della libertà.

​Per Garibaldi, per Giordano Bruno, per Giuseppe Monti e Gaetano Tognetti; per i tanti a cui, in nome della pietà di Cristo, furono tagliate senza pietà le teste da Mastro Titta, il boia dei preti.

​È il 20 settembre 1870: sparammo con i cannoni, aprimmo una breccia a Porta Pia e poi, di corsa, i giovani italiani cacciarono nell’archivio della Storia il Papa che si era fatto Re, barando con il Testamento di Costantino. Da quella bomba, da quella corsa, ci facemmo bellissimi: perché diventammo cittadini italiani e non più sudditi romani.

​Ogni volta che passo davanti al Tempio Maggiore benedico i bersaglieri, e davanti a ogni chiesa esclusiva dei preti maledico i zuavi. Così vanno le cose della storia: a Mentana il Risorgimento non mi ha dato il “firmamento” con le sue stelle fisse, ma la certezza che tutto si muove senza bisogno che sia Dio a dare la carica.

​Ecco oggi, in un giorno che eredita quel 1870, i miei si fecero liberi: entrarono nelle pagine della storia e uscirono dai messali.

​Lunga vita a Roma italiana, all’Italia una, libera e repubblicana.

Mazzini amava Dio, ma non lo voleva nei panni del Papa-Re.