Mazzola salutato da uno di Anastasi

Mazzola salutato da uno di Anastasi

19 Settembre 2026 0 Di Lidano Grassucci

O eri di Mazzola, o eri di Rivera, o eri di Anastasi .

Altro non era dato.

Alessandro Mazzola era un marchio: il padre, Superga, il grande Torino, ll fratello, le figurine Panini.

Milano era panettone, Campari, Alfa Romeo, San Siro e tutto quello che era moderno.

Era, Milano, come un Re Mida. Quello che arrivava lì si faceva futuro.

Ecco, io scelsi Anastasi e la Juve, i miei cugini di Latina il Milan e i miei amici di Sezze scelsero l’Inter, quindi Mazzola . Sandro Mazzola, era un Signore, gran classe, mai fuori le righe. Gente che sapeva giocare al pallone che sapeva amare la lealtà del gioco. È stato dell’ Inter per sempre.

Potevi cambiare città, la compagna, il lavoro, il barbiere ma non la squadra di calcio, non la scelta politica. Sergio Corsetti, interista senza macchia lo ribadisce contro il tifo “fluido” .

Eri interista per sempre come Enzuccio, come Dammiano e se tradivi per la Roma, come l’Amaretto perdevi di credibilità.

Capite che quando parlo di Mazzola quindi parlo di profondo, di identità, di relazioni con gli altri.

Mazzola era solido. È andato via a 83 anni, ma il suo mondo non c’è più. Il calcio italiano non è da boom calcistico, a Milano non costruiscono più le Alfa Romeo, la Lambretta la fanno in Cina e le squadre non hanno i Moratti o i Berlusconi ma anonimi fondi con denari di vecchietti americani che non hanno idea di dove sia Milano e Mazzola è come non fosse mai stato. Va via con Mazzola la vita dedicata ad una idea, fosse pure solo un gioco. Mazzola non era il più grosso in campo, ma il più elegante. Un’ altra Milano, un altra Italia.

Non rinnego certo Anastasi ma… Davanti a Mazzola mi tolgo il cappello.