Storie d’estate: Ho amato delle “signore” che diventarono pop corn

Storie d’estate: Ho amato delle “signore” che diventarono pop corn

15 Settembre 2019 0 Di Lidano Grassucci

Questa è una storia delicata e dedicata. Delicata perché bianca come di panna montata, dedicata che i ricordi sono dedicati al ricordare.

Immaginate un bimbo e un uomo vecchio segnato dal tempo per la cattiveria che ha il tempo nel fare di ogni bimbo un vecchio in un ciclo infinito di vivere che si batte solo col testimone che passa. Il “passare”, e solo lui, lo vince il tempo nella staffetta di vivere.

Sì, perché anche io, non pare, ma sono stato bimbo. Con la paura dei bimbi e, anche, il loro ardire infinito. Nonno mio (si chiamava come me e io, di lui ero un poco l’idea che non sarebbe passato invano) veniva la sera con delle pannocchie che non erano di grano turco, di ciuciuliano (che il mais da noi si chiama cosi perché se venivi dal mare eri di Sicilia o turco). Il grano turco è giallo sole, quelle pannocchie erano piccole e nere. Lui le coltivava accanto al grano turco (allo ciuciuliano), due filari per “gioco”, e lo sapevo, le piantava per me.


Mi veniva vicino e me le faceva vedere orgoglioso. Era un uomo duro come la fame ma pareva bimbo in questo gioco tra noi.

“Guarda che succede” mi diceva e sgranava la pannocchia. Con i grani neri, o bianchi, così di rosario, così di corona da rosario anche a toccarli che partiva una Ave Maria.

I grani parevano gocce di lacrime macchiate di sangue.

Scaldava la padella con un filo di olio e li buttava dentro, delicato, che le sue mani buttere non lo erano e… un miracolo.

Quelle gocce cominciavano a suonare sotto il coperchio della padella pareva una festa con i botti, la cosa lo faceva ridere tanto. Colpi secchi sul coperchio leggero e nonno guardava i miei occhi che ad ogni colpo mi si chiudevano di paura e stringevo la sua giacca.

Poi, poi le botte finivano e la pace era bianca, perché dalla padella non uscivano semi colorati ma candide teste che parevano di “signore” eleganti con i capelli bianchi. Sì,  di donne segnate per il fascino incredibile del tempo.

E nonno: “ecco questo sono le signore”, ci buttava una manciata di sale e me le dava, prendendone solo una per lui e se la faceva tuffare in gola. 

“Signore” erano e me le faceva guardare e mi raccontava che assomigliavano un poco a quelle suore che indossavano copricapi grandissimi per onorare il Dio grande del cielo.

Erano buone e l’una tirava l’altra. “Signore” si chiamavano per me. Il rito funzionò per anni e quella parola “signore” mi accompagno sino ad un giorno che entrai in un cinema e vidi le mie “signore” ma le chiamavano “pop corn”, come fossero altro da me, buone ma senza il sale della mia storia.

Mi sarebbe piaciuto tanto fossero rimaste solo mie, ma così andò.

Nonno non c’è più da anni e… anche le “signore”, mi feci forza con le ragazze che venivano a sognare con me al cinema, ma per pudore ordinavo pop corn e mai “signore”, certi amori sono esclusivi e nonno sicuramente avrebbe capito buttandosi in gola una signora.