La coca, benzina della decadenza pontina

La coca, benzina della decadenza pontina

17 Settembre 2019 0 Di Lidano Grassucci

Se il male è gentile rende indifferenti, non si nota. 34 arresti per droga a Latina e nel suo hinterland o meglio nella sua periferia che crea la grande “non Latina” inglobando Sezze, Pontinia e non solo. E’ una droga gentile la cocaina, è nascondere la pena dentro una apparente ipervita, non è l’estraneità dell’eroina, o i mondi di “stanze da pastiglie trasformate” delle sintesi degli “alchimisti”, è un paradiso che aumenta questa terra e non pare. E’ parallela alla vita, è normale, apparentemente non esclude, ma è paradossalmente il male più profondo di una società che ha perso il coraggio, anche quello di indignarsi, di avere una vaga idea della fatica della vita. La coca non affatica, cancella la fatica che è la scala per la bellezza, è effimera come un suv le cui ruote non hanno mai toccato sabbia, neanche quella delle piazzole di Rio Martino.

I giornali scrivono di complicità nello Stato, tra chi sta con l’ordine,. ma la coca non è disordine è stabilità che rende felicità nello stare fermo, al proprio posto. E’ la decadenza che si illude, è così gentile che non indigna, che non fa male, che non si fa rifiutare, che è così presente da non esserci.

E’ un male culturale, è il pensare che siamo monadi autorizzate al tutto in nome dell’io e l’altro non c’è. E’, che sono bravi ragazzi, è che in fondo siamo autorizzati per non fare cilecca, è l’idea malata che i zombie siano miti per i viventi.

E’ che… sono ben altri i problemi,  tanto altri che gli altri non ci sono più.

E’ un problema loro? Guardatela questa periferia così vuota, così sporca, così abbandonata perché la felicità non è possibilità di perdere con gli altri, ma certezza di vincere l’attimo soli con se, “madonna come sto”.

Una volta, ero un giovane in estasi di rivoluzione, andammo con un bus del comune di Sezze alla Festa Nazionale dell’Unità, eravamo come se fossimo al centro della storia e avevamo bevuto tutto il bevibile in nome della città futura, lungo i viali della festa incontrammo il compagni Giancarlo Pajetta, che salutammo con deferenza, devozione, ammirazione. Lui ci guardò serissimo e ci disse: “adesso se scoppia la rivoluzione, voi che fate i coglioni?”.

Ecco il problema per la coca, se scoppia la vita che fai…