Sara Panfilio, l’eccezionalità di una generosità normale. Il ricordo

Sara Panfilio, l’eccezionalità di una generosità normale. Il ricordo

4 Ottobre 2019 0 Di Lidano Grassucci

Ormai siamo cinici e le cose ci passano lisce come fa l’acqua alla roccia. Ma, ma se ci pensi ci sono delle cose che valgono e le vite delle persone valgono. Mi segnalato la storia di Sara Panfilio per via di un evento programmato per il 12 ottobre (giorno in cui avrebbe compito 39 anni, è scomparsa il 3 maggio scorso) al Liceo Pacifici e De Magistris di Sezze sulla donazione di sangue.

 

Chiedo, ma chi è Sara? E mi imbatto in una storia forse ordinaria se la prendi nel minestrone del vivere, ma se la tiri fuori diventa… la storia di Sara, una giovane medico che muore a 39 anni per un male che non chiede se sei la salvatrice o chi ha bisogno di essere salvata, ma fa scempio di ogni vita. Ciascuno di noi è figlio di esperienze di questo male per vie dirette o collaterali, ma se metti la lente di ingrandimento su una storia… Sara era medico, come dicevano quelli di un tempo, rigoroso, era madre, era moglie, figlia e chi mi manda la scheda sul lei è puntuale nella ordinarietà di virtù eccezionali. Ma così non dice niente, è la sua foto che sconvolge è una “ragazza”, perché oggi siamo ragazzi per tanto tempo, è un  sorriso di chi la vita la vuole per se ma anche per gli altri, di chi crede che fare sia spingere chi fa fatica in salita, sostenere chi nuota ad ha l’affanno, soccorrere chi vuole lasciarsi andare. Non è una storia di magie, quella di Sara, ma di chi dice davanti alla cattiveria, riesco a fare voglio vincere. Gli eroi stanno negli eserciti che persone, i soldati nella fatica di determinare la vittoria. Una foto davanti a me, sorridente e viva, un tarlo dentro me, perché così doveva finire. Ma lei mica si è posta la domanda, ha cercato di vincere la sua battaglia.

Il sangue è una vita, il sangue è tutte le vite, donare il sangue è far vivere altre vite non chiedendosi della propria e lei lavorava in questa catena di vita in vita, quella vita che a lei è stata troncata con una fretta che è cosa inumana, cosa che gli umani che siam troviamo ingiusta.

Non sarà una giornata, un convegno, il 12 dedicato a qualcuno che fa qualcosa che nessuno ha fatto, ma a chi ha vissuto, ha lottato, nella generosità del vivere quotidiano.

Per capire ricorro ad una storia sacra, si chiamavano Cosma e Damiano, erano medici che curavano gratis, che lenivano il dolore ma il loro stesso agire cambiava l’idea del mondo degli altri che furono martirizzati. Servono storie di bene, perché il male è avaro di vita, Sara era generosa di vita. Martiri di vita, della sua normalità nell’ingiustizia di chiuderla presto.