Sezze e le nuove povertà che non vediamo

Sezze e le nuove povertà che non vediamo

10 Ottobre 2019 0 Di Lidano Grassucci

Sugli ultimi eventi di cronaca di Sezze, ricevo e pubblico un intervento di Luigi De Angelis. Un contributo, spero, ad un dibattito sulla città. Grazie a Luigi per il suo contributo

Detesto lo sguardo malinconico, il rimpianto del tempo che fu che si fa idealizzazione nostalgica. Guardare al presente richiede il coraggio di riconoscere che lo determiniamo con le nostre scelte esemplari e i nostri errori, con l’incarnazione e la testimonianza di idealità alte e con le abdicazioni valoriali, con il perseguimento del bene comune e con la ricerca di comodità e appagamenti individualistici.

Dobbiamo calarci all’interno dei segnali di disgregazione sociale che investono la nostra comunità, la nostra Sezze, ricercare le radici profonde, capire le molteplici cause di un malessere che parte da lontano e di tanto in tanto si palesa con accadimenti che lasciano sbigottiti invero soltanto gli osservatori superficiali.

La nostra è una terra lacerata da una crisi economica profonda, da forme vecchie e nuove di povertà alle quali abbiamo smesso di guardare e che possono costituire una miscela esplosiva incontrollabile, se non ci decidiamo a trovare e attuare i possibili rimedi.

Ci sono state stagioni, non troppo lontane, in cui siamo stati avamposto di contestazioni e speranze, propugnatori di idealità forti di cambiamento e riscatto, ma d’un tratto abbiamo abbandonato il campo, in tanti anzi in troppi abbiamo cessato di credere e sperare, ci siamo impaludati in un utilitarismo egoistico ed autoreferenziale.

Sono crollate le ideologie, è cambiato il mondo, si è soliti ripetere come un mantra. Invero sono solo scusanti alla scelta del disimpegno, giustificazione alla nostra immaturità nell’assumerci l’onere di costruire ed aiutare a costruire. Abbiamo smesso di educare, di stimolare le nuove generazioni a pensare e ricercare il meglio, svilito ruolo e funzione delle agenzie educative, ridotto il nostro ruolo di adulti, genitori ed educatori, a simulacri, a bancomat che rispondono unicamente con la materialità alle domande complesse di senso.

Alla fine il vuoto educativo e valoriale ha finito inevitabilmente per ritorcersi contro di noi e assume le sembianze nefaste delle evocate baby gang, dell’intolleranza per la diversità, della mercificazione dei corpi dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze, ma anche del rifugio aberrante nella tossicodipendenza dilagante, nello sballo alcolico nei fine settimana di cui nessuno sembra accorgersi e parlare. Eppure sta lì sotto i nostri occhi, accade lungo le nostre strade. Pensiamo di esorcizzarli con i nostri silenzi, fino a quando non esplodono in episodi eclatanti, come l’incendio appiccato alla porta di una signora con difficoltà.

Paradossale è la ricerca di capri espiatori delle nostre cattive coscienze, delle nostre abdicazioni. Le istituzioni tutte hanno la loro parte di responsabilità per incapacità e miopie, per non essere state capaci di individuare possibili traiettorie di sviluppo economico e riscatto sociale, ma è fin troppo facile additarle, una comoda strada di autoassoluzione. Esistono i problemi? Benissimo, è qualcun altro che deve risolverli. Non sia mai che metto in discussione me stesso. È l’immaturità trionfante di adulti che scappano di fronte alle proprie funzioni educative e testimoniali di un vivere degno perché intessuto di assunzione di responsabilità e di obiettivi di promozione e inclusione da conquistarsi con l’impegno e il sacrificio e senza rincorrere facili scappatoie.

Che fare allora? Come uscirne?

Dobbiamo ritornare all’essenza del nostro essere uomini e donne, alle radici del nostro essere comunità solidale ed educante, alzare il capo dal bivacco di un vivacchiare senza orizzonti, rimboccarci le maniche per colmare i baratri di noia e di insofferenza dei nostri figli smettendola di riempirli con una insoddisfacente materialità in una rincorsa senza fine ad un chimerico ed inutile altro.

Parlare di valori ed ideali sembra fuori moda, cose d’altri tempi, ma senza di loro cosa sono le nostre società, cosa è la nostra città, cosa è Sezze?

Luigi De Angelis