Il sabato del villaggio, pardon il sabato della marina di Latina (avv. il testo contiene dialoghi in setino)
26 Ottobre 2019La donzelletta vien dalla campagna,
In sul calar del sole,
Col suo fascio dell’erba; e reca in mano
Un mazzolin di rose e di viole,
Onde, siccome suole,
Ornare ella si appresta
Dimani, al dì di festa, il petto e il crine.
Siede con le vicine
Su la scala a filar la vecchierella
C’è solo in questo villaggio piano. Piano, piano davanti al mare che se la prendi di lena il respiro non ti assiste. Latina è una frittata ad occhio di bue e dal tuorlo arrivi a dove finisce il bianco dell’albume e c’è il mare, quell’olio verde sono laghi e canali nel cielo così azzurro. Questa è la cronaca, sul precipizio del mare, del mare dell’incontro tra 4 vecchi amici dal passo e dalla testa di montagna, che se il tempo fosse mare loro sarebbero un oceano e la distanza della vita condivisa è lunga come 20 mila leghe sotto il mare, è la loro storia ma, se avete anche solo un amico, vi ritroverete
“Su vi, tocca?” Stamo a corre”. (Dai raggiungici, sbrigati. Stiamo correndo)
“No, no, me manca i fiato”, vengo agli bar. (Non ci penso proprio, ho già il fiatone. Vi aspetto al bar)
Ci arrivo con la mia macchina giù di carrozzeria, avrebbe cantato Toto Cutugno, ma ci si innamora di vecchie signore dai fianchi sinuosi e una volta muscolosi, ma in fondo mica sono di ultima carrozzeria. Capo Portiere è pieno di gente, corridori di breve corso, “corridrici” da tute coloratissime, scarpe di medesima “psichedelia” e occhi a guardare questo mare. I ciclisti vanno a “stormi”, uccelli migratori dalle noie quotidiane ad afriche lontane dal passo scontato. Quanta gente, il bar è pieno. Eccoli i miei astanti “semo fatto 9 chilometri e 200 metri, i tu stivi a dormi”. (Mentre tu dormivi noi abbiamo fatto 9 chilometri e 200 metri) “Umm, ne se ne potevate fa deci” (che somari, ne potevate fare 10) “I mo che riamo alla machina su deci”. (Prima che raggiungiamo la macchina sono dieci)
Quelli del bar ci guardano, sarà la lingua strana, le signore notano che siamo un poco diversi per via che ridiamo di grosso e non badiamo all’effetto. Ho la camicia bianca immacolata, si capisce che non sono arrivato di corsa. “Ne, fao surf”. Il mare ha onde equilibrate, non sono cavalloni e manco pony, ma arabi al passo giusto.
Sono, siamo, dove siamo sempre stati a cercare piccoli sfotto, ricordi che sono figli del riconoscersi, del rivendicare fili lunghi, proietti traccianti il cielo dell’esistenza. Chi lo avrebbe mai detto, braccia sottratte all’agricoltura, borghesi san culotti che non si possono guardare.
Le signore sono sempiterne belle qui, gli uomini sempiterne seri, noi ostinatamente goliardi.
“I iamo a Norma no, ci ittamo co gli parapendio” (Dai andiamo a Norma e ci lanciamo col parapendio)
“ma chi?” (Ma chi?)
“Nu” (ma come chi, noi)
“Ma che ti n’capo, perchè ci iarischi?” (Ma che hai in testa, non dirmi che lo faresti?)
“No, No era pe dice”. (E che sono stupido, certo che no era per dire)
“Dici sempre a stocco, ma pro vi puro tu a corre no?” (Ecco parli sempre senza senso, però vieni anche tu con noi a correre)
“Tenco gl’affogafiato schitto a guardatte, i fai tutte quelle sgregne”. (Mi stanco solo a vederti, poi con le smorfie che fai per lo sforzo non ci verrei manco morto)
Elogio del moto, elogio della pigrizia, ma magari domani i ruoli saranno inversi. Il piazzale Loffredo è pieno di gente, è come il dito di un abitante di Brondingnam dei viaggi di Gulliver, alto 22 metri, con sopra tanti umani alti come noi. C’è chi cammina scalzo, chi si toglie il sudore con l’acqua della fontana, chi riposa il sedere dalla fatica della sella, e i bambini corrono.
Direte, loro? Si perchè anche i 4 protagonisti di questa storia in fondo sono bambini che la prima volta che videro il mare fu una festa e ancora non si riescono a capacità di chi lo “spinga” il mare e, per sicurezza, apprezzano la bellezza ma tornano tra le loro solide rocce. “Pro, ci stao belle femmine”, (Però ci sono bellissime donne), la signora sente e ride capisce che siamo goliardi un poco regredenti, ma in fondo capisce la differenza verso quel male che ci sta uccidendo che è l’indifferenza.
PS: i 4 sono Enzo, Lillo, Dammiano e Gianni l’amaretto. Ogni riferimento a loro è voluto


