Ognisanti, i morti e la fretta del Natale (Isabella De Renzi)

Ognisanti, i morti e la fretta del Natale (Isabella De Renzi)

31 Ottobre 2019 0 Di Lidano Grassucci

Pubblico il ricordo del tutto personale di Isabella De Renzi e del suo pezzo si Sezze sulle esperienze di Ognisanti, dei defunti. Abbiamo tutti un lessico familiare che pensiamo solo nostro ed invece è molto nostra ma tanto uguale a quello di tante altre persone. Un uso collettivo del tempo del calendario, dei giorni segnati in rosso che spiegano la nostra civiltà. Prima, prima che il consumismo facesse di ogni bevanda Coca Cola, di ogni bimbo nel mondo un seguace dello stesso Babbo Natale, ed hanno ucciso la Befana, ma prima hanno cancellato “diversità meravigliose”, Isabella racconta la sua.

 

Il primo novembre con mamma e papà si andava al cimitero, sempre. Come del resto ogni domenica. Dove la passavo la domenica da bambina? Al cimitero. Papà mi portava a salutare suo fratello, bellissimo, morto in un tragico incidente a 23 anni. Di fronte a lui, in quel piccolo mausoleo, c’era mia nonna, morta un anno prima che io nascessi, il giorno del compleanno di papà, cinque anni dopo zio. Non aveva retto al dolore della perdita del suo amatissimo figlio, aveva 56 anni. Poi, dopo aver recitato l’eterno riposo, davo un bacio a zio, mi facevo il segno della croce e si andava da nonno, a suso. Nonno era rimasto solo, in una casa meravigliosa con un piccolo allevamento di conigli, che adoravo, e tanti tanti gatti. Ecco, i morti erano presenti e vivevano con noi. Mentre giocavo con mio cugino a correre dietro ai gatti, i grandi parlavano di zio e di nonna e il tempo si fermava. Recitavano la loro preghiera laica così. Cresciuta, e neanche tanto, muore il nonno materno, quaranta giorni dopo zia, l’unica sorella di mamma, giovane anche lei. Fui io a 23 anni quella incaricata di dire a nonna di prendere la pasticca per il cuore, di restare calma e di andare in ospedale. Aveva 80 anni e per cinque anni andò avanti consumata dal dolore. In 40 giorni aveva perso il marito e aveva seppellito una figlia. Per anni il Natale ha rappresentato il giorno dell’assenza, il giorno in cui si lasciava la sedia vuota e si pensava a chi non c’era. Il Natale è una festa meravigliosa e da quando è nato mio figlio ho iniziato a comprare addobbi e un presepe bello per pregare e per non dimenticare. Ora che mamma non c’è più penso che a Natale ci sarà un posto vuoto. E mentre i cristiani vanno al cimitero perché ora è tempo di onorare chi non c’è più, I negozianti addobbano le vetrine con articoli natalizi. Non si offende il dolore e gli addobbi di novembre sono bestemmie.

Isabella De Renzi