Io Babbo Natale l’ho conosciuto, davanti la Standa

Io Babbo Natale l’ho conosciuto, davanti la Standa

24 Dicembre 2019 0 Di Lidano Grassucci

Io Babbo Natale l’ho conosciuto di persona, mi potete credere ho anche una foto che non trovo da un poco. Ve lo racconto e poi mi direte se è vero o no. Mi misero il cappotto nuovo, aveva anche la cinta per stringerlo in vita cucito da mamma con gran fatica, era chilometri zero la stoffa del mercato del martedì e pure mia sorella non era da meno. Le scarpe, a dire il vero, erano di qualche anno prima già prese in crescenza ed ora col piede cresciuto e lucidate a dovere che la tomaia pareva nuova, solo un poco verniciata. A Latina ci arrivammo in Vespa, papà alla guida, mamma dietro seduta di lato, mia sorella in mezzo attaccata alla schiena di papà e io in piedi davanti che mi reggevo al manubrio. Sarà per queste “corse” che ai tornanti della salita di Sezze ancora adesso guardo l’asfalto che corre sotto ed un poco la cosa mi toglie il respiro. Naturalmente avevo guanti e sciarpa, ma quelli erano fornita da nonna che col lavoro a ferri era più capace, anzi capace.

E Babbo Natale? Aspettate, il viaggio mica era una scheggia, la Vespa era una 150, a dirlo ora fa ridere, ma allora era di una certa potenza (per chi si accontenta). Facemmo la 156 e non la 41 e mezzo, di solito era questa la strada nostra per via di nonna cispadana, ma quel giorno c’era una missione da compiere e non si accettavano deviazioni, distrazioni. Operazione babbo natale, noi eravamo emozionati e un poco stonati perché eravamo stati, fino ad allora, tifosi della befana che sto babbo natale arrivava troppo presto, poi era un poco americano. Arrivati a Latina le luci si cominciavano a fare forti dopo il buio che finiva dove ora c’è la Farmacia Latina Est. Poi una spirale di luce. Scendemmo dal mezzo alle Poste e le luci ci parevano da perdere la cognizione del giorno e della notte, e la gente, la gente che mi stringevo alla mano di papà per non perdermi e mia sorella faceva uguale con mamma. Erano orchi che andavano veloci, facce impegnate, non era certo così il polo nord, ci stavano imbrogliando? PIazza del popolo, le auto, i portici e ecco la strada della Standa, la gente li aveva la dignità di un buco. Dal basso non si vedeva niente, si avanzava piano verso il buco con alle spalle una vetrina più illuminata della luce della strada e… non ci crederete, io e mia sorella ci siamo guardati, mai visto niente di così, c’era Babbo Natale vero, di persona che si faceva fotografare, e i bambini intorno avevano tutte le facce come da noi, la barba, il vestito rosso, il cappello, tale e quale quello dei libri. Dire che eravamo timidi era dire niente, una lumaca era più audace di noi. Guardammo mamma e papà come non avremmo fatto mai più, avevamo voglia di toccarlo ma paura di farlo, avevano alla gola un nodo che non respiravamo. Papà e mamma avevano deciso di essere fuori dalla disperazione di non avere niente almeno per poche ore e ci fecero fare la foto. Babbo Natale in mezzo  seduto io e mia sorella sulle gambe, il tutto sarà durato un minuto.

Un minuto per farlo, sempre nel ricordarlo ed ora è passato mezzo secolo e anche di più. Ma quel giorno ci sentimmo bimbi normali e a chi, da quel momento in poi, ci chiedeva “esiste babbo natale?” Noi abbiamo risposto sempre di sì. E il polo nord? “Stava davanti alla Standa a Latina, e gli elfi erano gli altri bambini”.

Incontrammo la meraviglia, e la cosa mi manca un poco ancora ora. Io Babbo Natale so chi è, la fantasia in un minuto