Sezze, intorno alla poesia di Giulia e la mia casa del tempo
11 Gennaio 2020Se via per il destino ti condanni alla nostalgia. Debbo fare una cosa al mio paese, una cosa di poesia, una cosa su quella strana sensazione di provocano i versi quando sono diversi, sono “vomito” o “canto” di chi sta male o di chi vuol cantare.
La poesia è come un trucco che indossa l’anima per far finta di dire ma non essere mai riconosciuta, è anima in incognito. E penso, sono tornato al paese dove sono nato, da dove sono andato, ma per andare mica per altro, senza alcun eroismo di partenza, alcuna rimostranza. Siamo fatti per camminare, mica per aspettare, non siamo albero ma negli alberi troviamo riparo, se non c’è il temporale.
Dico che ci sono tornato e stavolta debbo starci solo, gli amici non potevano farmi la scorta che fa sembrare la cosa normale. Le poesie sono durissime (o no?) e sono di Giulia Maturani, le strade di questa Sezze sola sono disseminate di spunti annodati ai muri, come una volta i cavalli, i muli e gli asini. Cammino e non sento gli odori, è inodore questo viaggio, in un angolo trovo la memoria di un sugo, ma è memoria non si sente niente. Vado avanti, debbo rientrare, debbo tornare dove sono stato, dove mi ha destinato il fato. La macchina, debbo andare alla mia macchina per poi tornare, invece?
Dio io, mi sono perso, ma sul serio, non dovevo stare dove sono. Sono a casa mia, ma non quella dove sto, ma quella da dove sono partito. Non ci stavo pensando, ero avvolto dai miei pensieri e qui mi sono ritrovato. Mi fermo, non ho i riferimenti della ragione e le gambe dei sentimenti mica ti reggono, infatti sono incerto.
Mi sono perso nella nostalgia? Faccio il serio, sono un signore attempato, un poco borghese, anche stereotipato e mi ricordo di dove ho parcheggiato la macchina mia, un ricordo che mi accorgo mi viene esattamente dal posto in cui metteva la sua macchina papà, accanto a quello dove metteva il carretto nonno, dando le spalle al giardino dei giochi che invece erano (o sono?) miei.
Mi arrabbio, mi sento idiota. Giro, mi dico “sei un cretino”, sempre… ed è il posto esatto dove attaccato allo scialle di nonna scoprii che avevo sbagliato nonna, perdendomi io e facendo disperare lei. Ho gli stessi, occhi mi ritroverà lei e mi dirà, lo sento “ohi cetto, co su capo, co su capo tu me farai crepà, disperà”.
Non fateci caso, son cose che capitano ai distratti, agli astratti, ai bambini sperduti, agli uomini delusi, alle illusioni che stasera sono stelle, c’è una bella luna. Per un poco ho saltato 50 anni o, forse poco meno. Dicono che capita a chi un giorno è partito, ma mica per andare lontano, ma per guardare da meno vicino.
“Come è opaco lo specchio di dio”
Ps: questa non è una recensione, non è una cronaca, è che ne so
Nella foro Giulia Maturani, l’autrice di Sogni d’Amianto, Eretica edizioni


