San Lidano, la statua tra il bene e il meglio di Titta
22 Febbraio 2020L’ho scritta così, non me ne vogliate, per gli italofoni si capisce, ma anche se non si capisce che fa, è una foto di un tempo che scorre, un fiume di una antica civiltà. Parliamo Titta (in corsivo) e io, che mi chiamo Lidano (e me ne vanto, non in corsivo)), il resto è il fumo di una camomilla e le bollicine della gassosa. C’è pure Memmo Guidi, sindaco di Bassiano, ma su questo non se impiccia :”già stonco n’meso agli guai per le pastarelle”. Nella foto di copertina da sx a destra: Claudio Sperduti, sindaco di Maenza, Memmo Guidi, e Titta Giorgi
“A me una camomilla”, che ti tugli Li?”
“Na gassosa”
Titta (Titta Giorgi) è seduto al Mimì, il bar del centro storico di Latina, la gente lo saluta. Con lui Memmo Guidi che ordina la camomilla.
La cameriera ci mette un poco, arriva prima la gassosa, la teiera con l’infuso da senso di caldo.
“Te so venuto a portà gl’attestato”
“Ma che attestato”
“Di benemerenza degli Comuno di Sezze”
“A mi?”
“E da tre agni che ti i teta veni a tolle”

Me lo da, c’è scritto...”sempre attento ad esaltare le sue origini setine gia manifeste nel suo antico, importante, identificativo nome di battesimo”.
“Ti, ma mi chiamo Lidano?”
“I lu saccio ca me tenco da fa perdonà da Lidano, i santo. So stato io a fa compatrono San Carlo co delibera di consiglio comunale, solo dapo l’ha fatto la Curia”
“Allora ci stai tu drete alla statua a Santa Maria”
“No, no, ma che stai a dice”
“So sicuro che quanto hao venichi a dice della statua tu su ditto è beno, è beno”
“No, no, ma che dici. I penso che la decisione teta esse partecipata, la gente teta dice, è bene forse ma non so se è meglio”
“Mo stamo a Voltaire”
“Bravo, il meglio è nemico del bene”
Ti incarti, Ti
“ma che dici, è beno fa na statua a San Lidano, è giusto, ma è meglio che la gente è coinvolta, meglio che la statua ve accettata. I quando faccio le cose addommano a tuchi, attecchio, faccio chiaccarà, ma ne che uno ariva e dice: facemo accosì, puro se è beno non è meglio”
Me sta a venì malo de capo
“Teta capisce che i problema è i modo, i modo. Le cose cagnano da accomme le fai”.
Ma sta statua alloco sta beno
“E’ beno la statua, ma è meglio che non ce n’cartamo che è peggio”
Sorrido un poco, quando torno alla mia gente è così, è il pensiero complesso setino, fatto di sfumature, di suoni, delle modulazioni dell’ironia. Fatto che un capo non può perdere: se la statua si farà sarà un bene, con Titta, se non si farà, sarà meglio, con Titta. Un pensiero complesso che ha una costante, non escludere, ma includere tutto, ecumenico. Del resto sul punto più in alto la chiesa è dei gesuiti, e il comune che ha più piani e il tetto quasi pari era dei comunisti. I primi guidavano tutti dalla saggezza del seminario, i secondi dalle teste in un grottino.
E San Lidano?
“Lì, tu ti ci chiami, i me tenca na cica fa perdonà, pe la storia di San Carlo”
Ti lo sai?
“Lo saccio che u socialisti è le statue degli sanchi che nu ve piacono”
Interviene Memmo: “dal 20 settembre del 1870”
Già, e a noi la statua non piace proprio per il principio che le preghiere stanno nelle chiese, nei tempi, nelle sinagoghe, la piazza è della santa libertà.
Titta glissa, è di una chiesa che sta nella Chiesa avendola non fuori ma dentro. Vecchie storie, antiche saggezze, stantie rivoluzioni.
Leggo ancora del mio nome, è vero me ne vanto, ma lo porto libero…
La posizione di Titta? Mica la so, è tra bene e meglio ma gli manca il fiato della gente e questo è male in questa storia. Serve la comunità, non chi decide per la comunità. Sottile.
“Ciao Ti”
“Vimme a trovà”


