Sezze, caro sindaco le racconto di “inutili” statue e di Serafino
11 Giugno 2020Ieri pomeriggio in consiglio comunale, al di là dei momenti un po’aspri e dei naturali e legittimi giochetti di alcuni, gli amministratori di questo Comune hanno dimostrato di sapersi confrontare e di avere a cuore il rispetto del paese, del territorio, dei cittadini e della loro cultura.
Con o senza statua, al centro o a sinistra, con piedistallo o senza, la piazzetta del belvedere va restituita al paese e senza perdere ulteriormente tempo.
Sono aperto a tutte le soluzioni purché si faccia presto
Sergio Di Raimo, sindaco di Sezze
Caro sindaco ho assistito al consiglio comunale, lo faccio di lavoro, ma questa volta anche con un poco di cuore e di passione per le discussioni vere, maschie, quelle che dividono guelfi e ghibellini e quando vincono i guelfi questi si fanno neri e bianchi per litigare ancora. Mi permetto di cominciare segnalandole di essermi dispiaciuto per il richiamo a Serafino Di Palma sui libri sbagliati. I libri si possono non condividere, ma sbagliarli no perché dentro ci sono le idee e in democrazia le idee sono tutte libere anche quelle che non prevedono la libertà.
Lei sa, perché è persona di pensiero fine, che la posta in gioco nella vicenda della statua di San Lidano non era banale, e non lo è. Certo rispetto alla fame nel mondo è poca cosa, ma le statue significano anche per la fame nel mondo e cambiano il mondo e danno da mangiare al mondo.
La libera Francia aprì una sottoscrizione per donare alla libera America che era nata da poco e da poco aveva liberato gli schiavi, una statua, La statua della Libertà.
Un libero dono liberamente accettato, ma i francesi non chiesero di mantenere la “nuda proprietà”, e i cittadini americani scelsero di “accoglierla” , facendo una grande sottoscrizione (un comitato) per fare il basamento.
Era, ed è, una semplice statua, un dono ma quella statua parla oggi alla rivolta per l’omicidio di mano poliziotta a Minneapolis, di George Floyd e sta lì dal 1884. È una semplice statua che ha salvato l’Europa dai nazisti, ha dato speranza alle plebi italiane che scendevano dai bastimenti, è quella statua che non ha guardato negli occhi il giudice che ha assassinato Sacco e Vanzetti e ha fatto sì che anni dopo la libera America di quegli omicidi chiedesse scusa
Quella statua dice che l’America è opportunità che l’opportunità è nata da una antica rivoluzione di Francia, quella Francia che lei ancora guarda al di là del mare.
Una banale statua, direbbero alcuni consiglieri
E le racconto un’altra storia di studenti e libertà, una storia che ci riguarda: tanti anni fa fu costituito un comitato, tipo quello del Belvedere di Sezze, ma non per non fare una statua, per farla.
Erano ragazzi della Roma appena liberata da preti, chierichetti, sacrestani e sacrestie che per seguire una idea di tipetti che si chiamavano Mazzini, Armelli e Saffi (padri nobili della sinistra italiana che, a tempo perso, avevano fatto una Repubblica a Roma ) volevano fare un ricordo, con basamento, a Giordano Bruno. ‘Sto tipo era pure lui un frate, come san Lidano, e aveva, come Lidano, un carattere caparbio non facile. Ma Lidano voleva “liberare” le paludi dall’acqua, Bruno la testa dalla idea di un solo universo davanti ai tanti che ce ne sono.
Nella Repubblica romana la cosa non si fece tornarono i preti con le armi straniere, fu rinviata.
Con gli italiani il comitato riuscì nell’intento e la statua fu messa, dove è a Campo De Fiori nel posto dove i preti lo avevano bruciato. Lei, la statua, dal 1889 parla ai romani, agli italiani, e dice che qui si può pensare e pregare come lo dice il cuore. Quella semplice statua ha fatto la differenza tra l’essere fedeli e cittadini, tra l’essere servi e liberi. Una cosetta.
Quindi la questione della statua non era, non è, una piccola cosa, è l’anima di Sezze in gioco.
Non è, quindi, questione di fare in fretta è necessità di non farla proprio, non farla lì, e non per cavilli burocratici, la burocrazia è scusa dei vili, è dire che qui, a Sezze, non ci sono padroni e tanto meno padroni preti. Che quella statua è simbolo di vassallaggio, è catena.
Semplicemente una questione di giusto e ingiusto, la statua di San Lidano è donata dalla ambizione di uno è sbagliata, ingiusta, inutile e muta.
Per fare le statue che le ho citato sono nati grandi comitati che stanno nei libri di storia, se a Sezze ne è nato uno per non farla, si interroghi sull’errore (orrore) della statua.
Ho sentito in consiglio tanti consiglieri dire che i “problemi sono ben altri”, ecco se lo avessero detto a Parigi quando si sottoscrivevano i fondi per la statua della Libertà, a Roma quando si pensava alla statua di Giordano Bruno forse oggi qui ci sarebbero gli eredi di Mussolini e del suo sodale tedesco.
Una semplice statua, di tanti problemi che abbiamo.
Sindaco ripristini la piazza, tolga le macchine, indossi la fascia tricolore e liberi la libertà di guardare diritto fino al mare quelle terre con cui i contadini lepini fanno l’amore da secoli, e chieda a Serafino Di Palma di quei libri di cui lui parlava per acquistarli e metterli nella sua personale biblioteca, ringraziandolo per la segnalazione.
Buon lavoro e mi scusi sempre delle mie scorrerie piene di follia per una “matria” che non ho più.


