Politica, all’onanismo delle delibere corrette preferivamo l’amore dell’ideale

Politica, all’onanismo delle delibere corrette preferivamo l’amore dell’ideale

12 Giugno 2020 0 Di Lidano Grassucci

Per età ormai scrivo delle cose che mi incuriosiscono, esser vecchio consente il lusso di scegliere per l’impossibilità di entusiasmarsi. Ho seguito il dibattito sulla statua di San Lidano a Sezze e la discussione a sinistra sul futuro di Coletta a Latina. Ho detto la mia e non entro nelle questioni, ma dentro le questioni ho trovato delle assenze, medesime assenze e un poco tristi assenze

Sapete ora sono un tristo piccolo borghese, pieno di contingenti guai, stanco senza sorprese ma mica sono sempre stato così. Da ragazzo sognavo e partecipavo, ma mica da solo eravamo tanti, tutti. Sognavo roba tipo il sol dell’avvenire, la guerra dei pezzenti, il rifiuto del lavoro. la libertà di amare come veniva senza convenienze, sovvertire un esistente imbecille e democristiano.

Sognare e partecipare sono le cose che non ho trovato nelle mie cronache setine e di Latina. Ho trovato onanistici interessamenti alle procedure associati a esaltazioni di un io che non ha mai previsto un noi. La partecipazione è un fastidio, è esclusa. Si prendono posizioni personali senza valori sostanziali. L’ io diventa il contrappeso alle procedure, gli amministratori non vanno a rappresentare per sovvertire, ma a esaltarsi per seguire idiote regole di cui ignorano le idiote ragioni servi di funzionari che conoscono la nave ma ignorano le rotte e è tutto un girotondo.

La politica da sovversione del presente si trasforma in condanna alle convenzioni presenti: si mettono statue di santi senza Fede, si pensano sindaci senza ideali per prenotazione o intuizioni.

Il tutto senza chiedere la partecipazione, senza coinvolgere come se la massa fosse esclusa dal suo futuro, fosse inutile al futuro, fosse fastidio al presente.

Cito, per dar corpo a questo ragionamento, delle canzoni che hanno segnato la mia vita quando era vita, quando la piazza era attraversata da una lepre pazza, quando urlavano la risata davanti alla serietà cogliona di chi non aveva fantasia che era la dea nostra da portare al potere insieme ad una risata capace di seppellire l’ipocrisia. E’ di Claudio Lolli e rima l’utopia che fa il conto col passato

E’ vero che beviamo il sangue dei nostri padri
E odiamo tutte le nostre donne e tutti i nostri amici.
Ma ho visto anche degli zingari felici corrersi dietro,
Far l’amore e rotolarsi per terra.
Ho visto anche degli zingari felici in piazza Maggiore
A ubriacarsi di luna,
Di vendetta e di guerra

Una chiede di partecipare, è di Giorgio Gaber anarchico dentro per la bellezza dell’anarchia

La libertà non è star sopra un albero
Non è neanche avere un’opinione
La libertà non è uno spazio libero
Libertà è partecipazione
Vorrei essere libero come un uomo
Un’altra di una utopia che avrei voluto nelle mie cronache trovare anche di striscio, anche di memoria, anche per casualità di conoscere l’antico, una bellissima utopia che quando si è affievolita ha visto risorgere preti, padrini nel brodo della loro miserabile ingiustizia fa così parlando dell’idea, dell’ideale
Rosso un fiore in petto c’è fiorito
Una fede ci è nata in cuor
Noi non siamo più nell’officina
Entro terra, dai campi, al mar
La plebe sempre all’opra china
Senza ideale in cui sperar
Su, lottiamo, l’ideale

Nostro alfine sarà
L’Internazionale
Futura umanità

Si canta da un paio di secoli tra i “miserabili”, tra i “sovversivi”, tra quelli che cambiano le cose.

Direte, sei retorico. Ma sì, ma è bellissimo partecipare avendo un ideale davanti alla mediocrità della correttezza delle delibere, alla estetica senza bellezza e all’onanismo preferivamo l’amore.

 

Nella foto moti metropolitani nel ’77