Madonna del Carmelo, il “miracolo” dei canti di Minestrino a San Lorenzo
17 Luglio 2020La Fede? Ma dove la trovi? Dove si fa domanda per averla? Io non lo so, ma vi voglio raccontare una storia. Una storia di Fede certo, anzi nella Fede, ma umana di più. E’ la devozione alla Madonna del Carmelo un evento identitario della comunità di San Lorenzo a Sezze. Vicoli stretti, case appiccicate che si fanno caldo al tempo brutto, e all’afa fanno ombra l’un l’altra. Una comunità dove anche le case mostrano il “bisogno dell’altro”. I personaggi sono: un giovane prete, un avvocato che si impiccia tanto delle cose setine e… un contadino.
Partiamo dal contadino: gli “dicevano” Minestrino, per lo Stato italiano era Alessandro Spirito. Avrà fatto, si è no, le prime classi delle elementari ma era devoto, tanto, e scrisse dei canti dedicati alla Madonna del Carmelo, canti “cantati” ogni 16 luglio in questa città nella città che è San Lorenzo.
Lui venne meno a questa vita il 30 luglio del 1980, non prima di aver fatto il suo per il 16 luglio di quello stesso anno. I suoi canti restarono nella memoria delle donne del quartiere, ma il tempo le ha diminuite fino a quasi perdere il ricordo. Se non fosse… e qui entra in scena il giovane sacerdote, Luigi Venditti (parroco di Borgo Faiti, ma nato, educato, sanlorenzano), che i canti se li ricorda tutti e se la sua memoria faceva difetto per qualche strofa è arrivato in soccorso l’avvocato Cesare Castaldi che aveva un manoscritto dei canti di Minestrino (isso, Cesare, te tutto).

Così, per devozione, per memoria, per amore, per senso di bisogno di avere speranza: 200 persone davanti la chiesa di San Lorenzo si sono riunite per la messa, il rosario, la processione e… i canti di Minestrino.
Hanno intonato:
i 12 mesi dell’anno;
Vergine bella finisce ultimo il giorno;
Vergine tutta bella coprici con il tuo velo;
sei regina di clemenza tu sei arca di alleanza;
16 luglio
“E’ stato bello – dice Don Luigi – certo non c’erano i manifestini colorati “stesi” tra un palazzo e l’altro nelle strette”. Ma lui ricorda quando li faceva sotto la guida della nonna. Esiste una fede profonda, non prepotente, che ama e non offende.
Il laico guarda e ha dei dubbi sulla grazia che fa di un contadino un librettista dell'”opera” della fede, che fa di contadini “paladini” del Signore. Come ho sentito, in osteria, contadini che non sapevano parlare recitare Dante, fare strofe a dispetto, o cantare la luna in ottova rima.
Ci sono i miracoli, qualche dubbio nella mia laica testa resta.


