San Lidano, Il Comune rivuole la piazza libera e diffida il prete

San Lidano, Il Comune rivuole la piazza libera e diffida il prete

26 Luglio 2020 0 Di Lidano Grassucci

«Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio» è frase di Gesù riportata da Matteo nel suo Vangelo (Matteo 22, 21)

Tradotto: la piazza è di Cesare, le Chiese di dio e le statue stanno bene in Chiesa. Parola di Dio, mica mia che non ci credo.

Alla frase questa volta  ci ha creduto il Comune di Sezze che, nero su bianco, ha scritto al prete sponsor della statua di San Lidano al Bel vedere di Santa Maria per “intimarlo” di togliere il cantiere e ridare alla Repubblica la sua piazza.

Nero su bianco preciso, e dovuto. Il donante è Don Massimiliano Di Pastina che ha letto, senza se e senza ma, che il suo dono con  i suoi vincoli di collocazione  è “irricevibile”… Io taglio corto e traduco la lettera del comune di Sezze: non si può fare, non la possiamo fare, Non possumus ” e per me non lo vogliamo fare.

Cesare (il sindaco)  per un poco di tempo si era distratto, impegnato nella Gallie aveva lasciato correre, è stato il Senato (consiglio comunale) a dire “Non possumus ” alla statua, ed è stato il popolo di Sezze ad insorgere, ed ecco che arriva la diffida a abbattere quel che non si doveva costruire.

Diffida a ripristinare lo stato dei luoghi e per la prima volta (leggete anfiteatro, ferro di cavallo, il monumento) il popolo di Sezze e il suo Senato sanno dire di no, sanno ribellarsi all’inevitabile della prepotenza, fanno un atto di amore e non accettano una “modernità” che è negazione di identità, affermazione di potere.

Amo san Lidano, ne porto il nome, non amo le idolatrie. E oggi con la lettera del Comune San Lidano è libero di essere amato non idolatrato e tra poco dal belvedere potrete rivedere quel piano a cui Lidano donò la parola (non le statue) di Dio, e la terra senza acqua sopra.

Se il prete farà ricorso? Date a Cesare ciò che è di Cesare, e a Dio ciò che è di Dio, lo dice Gesù e nessun Tar al mondo è sopra di lui.