San Lidano/ Il discorso alla luna di un Papa e il ricorso al Tar di un prete

San Lidano/ Il discorso alla luna di un Papa e il ricorso al Tar di un prete

20 Ottobre 2020 0 Di Lidano Grassucci

Si affaccio dal balcone di un monumento, ma non indicò ai fedeli le bellezze per porticato, le statue sulla facciata, la cupola bellissima ma indicò la luna nel cielo. Era un montanaro, come noi. Era un uomo con la fede dentro come noi (dobbiamo ammetterlo che anche noi mangiapreti stiamo dentro questo umano sentire). Era un uomo che non si nascondeva e non mostrava perché ci credeva. Indicò la luna nel cielo del creato e non i monumenti alla grandezza del potere.

Lui era Giovanni XXIII ed il suo discorso alla luna sta nei libri della Storia, è storia. Lui inizia una nuova umiltà. Penso a lui e penso al prete che fa ricorso al Tar per mettere davanti alla luna la sua vanità, la sua fede che è cupola e non creato,potere e non bellezza.

Penso a Sezze a cui il creatore ha “donato” un balcone sull’infinito, che puoi vederci la luna e una statua che nessuno ha mai chiesto, che nessuno vuole e qualcuno vuole imporre con tanto di bollo della Stato.

Certo in Comune sono stati “leggeri” da far finta che era uguale, in consiglio comunale ha palesemente indicato che la città vuole la fede nella luna e non la statua che “occupa” il creato. Ma il prete ha detto non c’è un vizio di forma che mi da diritto a metterci il mio.

C’è una scena ne “L’anno del signore” in cui Pasquino ha scritto sul muro “A morte il governo” e sotto “preti infami”. Siamo nella Roma ancora non liberata dagli italiani, la Roma papalina in cui lo Stato era dei preti, in cui il Papa portava ancora e con dolore la corona di spine del potere temporale. Il delegato di polizia dice ad un prete di passaggio: “vede la scritta, se la prendono non voi…”. Il prete nega: “no no, con voi. il governo – dice al poliziotto pontificio – siete voi”.

Interviene Pasquino- Nino Manfredi “ma come non ce l’hanno co voi c’è scritto preti infami”. Il prete adunco e non bello lo guarda e dice : no, non è chiaro, nun è chiaro”. E va via. Pasquino modifica la scritta aggiungendoci “dei” e una freccia tra le due righe: “A morte il governo dei preti infami”, e commenta “mo è chiaro?”.

I preti neri negano l’evidente, non è mai chiaro.

Bellissimo il discorso alla luna, mai guardato un palazzo e alla fine:  Tornando a casa, troverete i bambini; date una carezza ai vostri bambini e dite: “Questa è la carezza del Papa”. Troverete qualche lacrima da asciugare. Fate qualcosa, dite una parola buona. 

Per una volta, ai preti neri, dico: fate i preti e ridate a Sezze la luna non una sentenza. Un prete non deve aver ragione o torto ma deve sentire se ha dato amore o odio, se ha dato il secondo ha sbagliato.