Dibattito Anpi Sezze/ Quella profezia di Turati davanti alle purezze massimaliste e comuniste

Dibattito Anpi Sezze/ Quella profezia di Turati davanti alle purezze massimaliste e comuniste

18 Febbraio 2021 0 Di Lidano Grassucci

Partecipo ad un dibattito organizzato dall’Anpi di Sezze sulle vicende della scissione di Livorno, la nascita del Pci e… l’ennesima divisione tra socialisti. I relatori: Isabella De Renzi e Raffele Imbrogno sono rigorosissimi nella ricostruzione storica degli eventi e documentanti. Padrone di casa il presidente Giancarlo Loffarelli che ringrazio di ascoltare con pazienza il tiramento riformista e un poco la sua maledetta nostalgia.

Io non riesco altrettanto per quella confusione che ho in testa e quella difficoltà a prendere strade diritte, ma sempre e solo arabeschi nell’andare da un punto all’altro. Sono malato, inaffidabile, lo so: sono socialista. Un socialista litiga con se stesso, un socialista non si capisce perché la libertà si contraddice. Nel 1921 sarei stato con Serrati e la sua inconcludenza rivoluzionaria ma… ma, oggi, sto con Filippo Turati con la sua comprensione delle cose, con la sua lucidità. Agli estremisti, quelli che stanno sempre con le ragioni della Storia e mai con le mani sporche di umanità disse: “correrete da noi”. Sì, disse ai puri che mentre loro curavano le lori imperfezioni, noi rendevamo meno dure le privazioni, le condizioni di vita di ogni giorno. Turati a chi urlava rivoluzione rispondeva con il “mutuo soccorso”, “le scuole popolari”, “il sindacato che faceva contratti migliori”, “comuni che davano pasti e libri a chi non ne aveva”, “buone leggi fatte da un parlamento che era borghese ma dove i proletari avevano non parola ma vita propria”. Derisi, accusati, messi alla gogna come traditori ma ogni giorno un libro in più, un diritto meglio, un minuti meno alla fatica, una libertà che prima non c’era. Così noi di Turati, e non era la Russia la stella, non era la Cina il nuovo verbo ma le periferie di Milano dove anche il Campari era possibile e non escluso a noi.

Arrivarono i fascisti, noi volevamo difendere le libertà, la democrazia ma per gli altri non erano “cose della rivoluzione” e donammo al mondo la più grande tragedia nel ‘900: il fascismo. La storia non si fa con i se, con il dopo, quando è facile si fa quando ti devi sporcare mani e coscienza e non è detto che serva coerenza e non è detto che hai ragione. Gli altri erano nella ragione, noi nel torto ma di nascosto maestrine con la penna rossa insegnavano a bimbi già cotti di sole, già rugati di freddo a leggere, a far di conto ad essere uomini e donne e non masse senza volto.

“Ond’è, che quand’anche voi avrete impiantato il partito comunista e organizzati i Soviet in Italia, se uscirete salvi dalla reazione che avrete provocata e se vorrete fare qualche cosa che sia veramente rivoluzionario, qualcosa che rimanga come elemento di società nuova, voi sarete forzati, a vostro dispetto – ma lo farete con convinzione, perché siete onesti – a ripercorrere completamente la nostra via, la via dei social-traditori di una volta; e dovrete farlo perché è la via del socialismo, che è il solo immortale, il solo nucleo vitale che rimane dopo queste nostre diatribe. E dovendo fare questa azione graduale, perché tutto il resto è clamore, è sangue, orrore, reazione, delusione; dovendo percorrere questa strada, voi dovrete fino da oggi fare opera di ricostruzione” 

Facile profeta Filippo Turati che racconta questa verità non dopo le tragedie del comunismo realizzato, non dopo il fascismo ma dentro la storia.

Noi, noi socialisti, non sappiamo andare diritti, sappiamo litigare, amiamo più i malfattori delle guardie, per niente i preti e tutti quelli che vestono di nero. Siamo il Samaritano, non siamo il sacerdote, non siamo il levita, non siamo la vittima: siamo chi mette mano restando sbagliato davanti al rigore del Signore, restando umano davanti all’inumanità delle verità di fede.

Il termomentro delle libertà restano gli ebrei, se sono liberi loro è libero quel mondo, il termometro della giustizia siamo noi che se ci siamo il mondo è un poco meno duro.

Forse tutto questo con Livorno con la nascita dei comunisti italiani c’entra poco, ma c’entra tanto con l’umanità

Su fratelli, su compagne,

su, venite in fitta schiera: sulla libera bandiera splende il sol dell’avvenir.

Nelle pene e nell’insulto

ci stringemmo in mutuo patto,

la gran causa del riscatto niun di noi vorrà tradir.

Il riscatto del lavoro dei suoi figli opra sarà:

o vivremo del lavoro o pugnando si morrà

Il canto dei lavoratori, Filippo Turati

Nella foto di copertina Filippo Turati

 

Per chi volesse seguire il dibattito

https://www.facebook.com/103039807749075/videos/462214188464064