La colpa di Sezze? Non essere se stessa

La colpa di Sezze? Non essere se stessa

22 Marzo 2021 1 Di Lidano Grassucci

Ieri la città si vedeva a malapena
Oggi la città si vede tutta intera
Ieri il mare si scuoteva da fare pena
Oggi il mare ha la barba tutta nera

Anidride solforosa, Lucio Dalla

Oggi la città si vede intera, ma la malapena di ieri pesa. Sulla vicenda del cimitero di Sezze resto garantista, credo che giudicare nelle piazze non sia civile, spesso è vile di chi non ha visto e doveva. Ma credo che una città che si vede intera debba riflettere su se stessa: la classe dirigente per prima, chi doveva sentire la città mentre “si scuoteva da fare pena”. Non ho mai amato quelli che col senno del poi sapevano tutto e mentre non dicevano niente o erano assenti, o non erano presenti. Ma oggi, ovunque, mi chiedono “Ma a Sezze?”.

Cosa è accaduto? E’ una catena, una catena lunga in cui ogni anello ha il suo peso, ma tutta rischia di legare una comunità. Una classe dirigente potrà, dovrà?, andare via ma il nodo è che tolto un anello ne restano altri eguali. Servono i reni, serve il coraggio di difendere il Diritto, ma anche la forza di ritrovare “una morale in noi”.

Si cercano troppo i capri espiatori, poco o niente le ragioni non nella legge ma nella etica collettiva, pubblica. Si bara se barare da riprovazione sociale diventa dimostrazione di superiorità nella collettività.

In questa storia i controllori stanno nel controllato, il controllato sta nei controllori. Non mi interessa il percorso della legge degli uomini, men che meno delle sorti davanti a Dio, ma nella vita dove siamo stati?

Le sentenze arriveranno, le responsabilità emergeranno nelle differenze e questo è certo, non è certo “cosa ne sarà di noi”, noi come comunità e questo interessa tutti, nessuno escluso.

Qui facciamo da decenni la rappresentazione della via crucis, tra l’altro proprio in questo tempo, quella Croce la porta uno per tutti. La risposta a tutto questo Sezze ce l’ha: sta nella sua millenaria cultura che fa ripartire i contadini anche dopo la grandine, sperando.

Ringrazio Rita Berardi che su queste colonne raccontando la domanda delle donne setine “A chi su figlia tu?”. Ha scritto un trattato di sociologia e di morale su questa comunità.