Luigi Di Rosa: quella vita tagliata e la memoria che si fa fievole. Vennero i fascisti

Luigi Di Rosa: quella vita tagliata e la memoria che si fa fievole. Vennero i fascisti

28 Maggio 2021 0 Di Lidano Grassucci

Questa è una brutta storia, ma ancor più brutta è la dimenticanza. 45 anni fa, un tempo che detto così pare lontano, ma che ricordato lo tocchi con la mano un ragazzo, Luigi Di Rosa, fu ucciso a Sezze. Mano fascista in tempi duri.

Gli fecero un monumento a Luigi, ma neanche quello perchè lo “attentarono”, era, è, una memoria scomoda in una comunità che non vuole rammentare, non ama testimoniare, vuole non essere quel che è stata.

Oggi di Sezze si parla molto e non bene, si pala di un male che sta nella morte, nei morti. Il monumento a Luigi è offeso, il ricordo fievole e le parole per raccontarlo rimosse.

I fascisti che vengono a sfidare, a riprendersi antichi abusi in una città che era rivolta. Vengono a dire al cuore rosso il falso di un coraggio che non hanno mai avuto. E arriva la tragedia, la prima di una serie di tragedie che segnò l’adolescenza di tanti di noi, forse di tutti noi.

Luigi era un ragazzo, un ragazzo che avrebbe potuto scrivere “ti amo” su un muro con dietro il nome di una ragazza. Non gli toccò in sorte e questo non ha conto pagabile.

Oggi di 45 anni fa forse c’era questa stessa brezza, questo sole destinato a farsi insistente e alla sera mancò all’appello un ragazzo, Luigi si chiamava. Lo hanno chiamato ancora con le lacrime, non ha potuto più rispondere.

Conosco un “ragazzo” che fa il sacerdote nel piano, si chiama Luigi in ricordo di Luigi che non c’era. Si chiama così come io mi chiamo Lidano per mio nonno. Rinnovare il nome si dice, che è poterlo chiamare ed avere umana risposta, è senza negare nulla del rinnovante, avere il suono della parola del rinnovato.

In questo pezzo non ho parlato di odio, di colpe, ma di un ragazzo che 45 anni fa fu ucciso per mano fascista e nel condannare la mano non  mi curo dalla mancanza del ragazzo che oggi a chi lo chiamava a gran voce “Luigi”, si sarebbe girato.

Sezze ha nei vivi i ricordi dei morti