Gnocchi, Ferschtman, Lucchesini, il super trio che esalta il Festival Pontino

Gnocchi, Ferschtman, Lucchesini, il super trio che esalta il Festival Pontino

18 Luglio 2021 0 Di Luca Cianfoni

Serata indimenticabile quella di ieri al Festival Pontino organizzato dal Campus Internazionale di Musica un super trio formato da Giovanni Gnocchi al violoncello, Liza Ferschtman al violino e Andrea Lucchesini al pianoforte ha entusiasmato il pubblico accorso a Sermoneta.

Il concerto (quasi) impossibile e l’omaggio a Filippini

Ieri il meteo e le condizioni a contorno dell’ottavo concerto del Festival Pontino di Musica sembravano dover far saltare il concerto previsto. La pioggia che è piovuta seppur in piccole gocce e quantità sulla pianura pontina sembrava minacciare la buona riuscita del concerto, così come il vento, che fino a qualche istante prima dell’inizio del concerto, soffiava forte e fischiava passando tra le fessure e i merli del Castello Caetani di Sermoneta. Non appena però i musicisti sono saliti sul palco tutto è sembrato arrestarsi, fermarsi, come se anche il vento volesse ascoltare il concerto. Il primo brano eseguito è stato un lietissimo fuori programma, pensato dal M° Giovanni Gnocchi in memoria di un grande della musica, scomparso quest’anno all’improvviso: Rocco Filippini. Proprio il violoncellista cremonese, in scena ieri sul palco delle Scuderie del Castello Caetani, ha ricordato il primo incontro con il Maestro in uno dei suoi corsi di perfezionamento che Filippini teneva nell’ambito del Festival Pontino. Sul palco sono saliti Andrea Lucchesini e lo stesso Gnocchi, accompagnato dai violoncellisti Leonardo Notarangelo e Luigi Visco, che hanno reso omaggio al grande musicista con il dolce e malinconico Requiem di David Popper.

L’emozionante opera di Reinhold Glière

Dopo il toccante omaggio inizia il programma della serata con il duo per violino e violoncello di Reinhold Glière intitolato Huit morceaux pour violin et violoncelle op.39. Sul palco, insieme a Gnocchi sale anche la violinista Liza Ferschtman ed insieme propongono al pubblico accorso a Sermoneta, assiepato anche fuori la porta delle Scuderie, tre degli otto brani dell’opera di Glière. Questi piccoli frammenti del compositore ucraino attraversano diverse sfumature della musica post romantica, dal tragico del Prelude, alle eteree e trascendentali note del violino nella Berceuse contrappuntate in maniera sapiente dal violoncello; fino alla Canzonetta finale in cui i due musicisti sembrano divertirsi e dialogare l’un l’altro giocando scherzosamente con le note prodotte dai loro strumenti.

Il duo impressionante di Kodàly

A rapire completamente il pubblico però è stato senza dubbio la seconda opera eseguita da Ferschtman e Gnocchi, il Duo per violino e violoncello op. 7 di Zoltán Kodaly. Nel primo movimento, iniziato con un grande strappo del violoncello i due strumenti sembrano prendere all’apparenza strade differenti, salvo poi incontrarsi di nuovo in brevi afflati melodici. I pizzicati del violoncello che seguono sono precisi e potenti e risuonano in tutta la sala, facendo da sistema sonoro alle melodie del violino che richiamano sonorità orientali. Successivamente le parti si invertono ed ora è la corposità del violoncello a prendere la scena, con Gnocchi che si esalta grazie ai suoi movimenti decisi e netti, come il suono che esce dal suo strumento e che insieme al violino compongono un arcobaleno di nuove sonorità, un turbinio che registra sonorità gravi ed acute, che sembrano provenire da un unico strumento. Nel secondo movimento il violino sembra amplificare lo spettro sonoro del violoncello attraverso gli armonici prodotti. Probabilmente è la sezione più difficile dell’opera e l’acuto tenuto a lungo dalla Ferschtman lo testimonia, anche se la violinista sembra eseguirlo con una semplicità disarmante. A un tratto, la tormenta che minacciava il pubblico all’esterno del Castello sembra entrare all’interno delle scuderie, con dei ripetuti nel registro grave del violoncello e mentre nel registro opposto il violino ricorda il sibilo del vento. L’ultimo movimento è un’esplosione lirica del violino, che arriva a vette altissime dove fa esplodere i suoi trilli potentissimi. Quest’ultimo movimento è molto virtuosistico ed alterna feroci fiammate sonore a pizzicati, e cambi di tonalità improvvisi, scambiandosi continuamente i ruoli di accompagnamento e guida, fino a diventare unico corpo nel fortissimo liberatorio finale, seguito da grandissimi applausi.

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Un istante del concerto, Liza Ferschtman al violino, Andrea Lucchesini al pianoforte e Giovanni Gnocchi al violoncello. Ph. Matteo Cassoni

Il sacro monumento di Beethoven

A chiudere il concerto è stato il Trio per archi e pianoforte n. 7 in si bemolle maggiore op. 97 “L’arciduca” del monumentale Ludwig Van Beethoven. Quest’opera fu una delle ultime ad essere suonata dal compositore tedesco che subito dopo si ritirò dalle scene a causa della sua sordità. Il pathos e l’intensità che i musicisti riescono a portare all’interno del primo movimento che vede il ritorno di Lucchesini al pianoforte, è incredibile, soprattutto nelle sezioni pizzicate, in cui anche il pianista sorprende per il suo tocco morbido. L’opera continua con il secondo movimento in cui agli intermezzi lirici del violoncello si sostituisce sul finale lo spezzettamento del tema nelle mani del pianoforte. Il dolce e nostalgico terzo movimento inizia nascondendo già, nelle pieghe degli accordi suonati da Lucchesini, la melodia rivelata subito dopo dagli archi. Il materiale musicale comincia poi ad allargarsi e a formare micro duetti tra violino e pianoforte e lo stesso con il violoncello. L’ultimo movimento del trio è molto concitato e i tre strumenti sembrano trasportare la composizione in onde sonore terminando in un finale virtuoso che alterna discese vorticose, del violoncello del violino e soprattutto del pianoforte.
Un concerto fenomenale che ha fatto risuonare le Scuderie del Castello Caetani di Sermoneta di note incredibili, che ha regalato ai musicisti applausi senza fine.

Foto di copertina di Matteo Cassoni.