Non dite qui fu Cisterna, ma gridate qui risorgerà Cisterna
19 Agosto 2019Cisterna di Latina, una città con crisi di identità
Chi sei?
Chiedeva la voce fuori campo a Giorgio Gaber, in uno dei suoi spettacoli di teatro-canzone, che negli anni ’70 hanno rivoluzionato il mondo della musica leggera italiana.
Mah, non so
Rispondeva lui, quasi preso alla sprovvista da quella domanda. Oggi quella domanda potrebbe rivolgersi benissimo alla città di Cisterna di Latina, chi sei? Probabilmente la risposta sarebbe uguale, “sono un non so”, ma Gaber usava l’ironia, qui purtroppo di ironia ce n’è poca. Perché è indubbio che Cisterna da qualche anno a questa parta sia scossa. La cronaca soprattutto quella di colore nero, avvolge la città, la stritola e la intrappola in una presa mortale, da cui non riesce a liberarsi. Femminicidi che la portano alla ribalta nazionale, risse con a seguire gesti folli, rapine a volto scoperto, senza parlare del problema della droga, che c’è, ma al momento rimane coperto. Tutto ciò fa sempre più cattiva pubblicità alla città dei butteri, che viene sempre più paragonata al Bronx, piuttosto che a una medio grande città di provincia.
La polemica con l’amministrazione sulla sicurezza
Negli ultimi giorni sui social si è attaccata molto l’amministrazione sul fattore sicurezza, sia per il discorso delle giostre e dei fuochi negati sia sui casi recenti di cronaca. Sui fatti dell’auto di Piazza Saffi e della rapina alla farmacia Galeno risulta difficile accusare l’amministrazione di non badare alla sicurezza pubblica, in quanto sono eventi imprevedibili, che sono stati tenuti sotto controllo dalle forze dell’ordine. Sul caso delle giostre forse si è voluto nascondere dietro alla sicurezza, una forzatura che l’anno scorso era riuscita al primo cittadino di Cisterna e quest’anno no.
Ma al di là di quello che è successo in questi giorni, di cui ogni cittadino di Cisterna avrà una propria opinione personale e legittima come diceva Gaber:
…a me non interessa il cervello che va va chissà dove, deve passare di qui dentro, è l’istinto che mi interessa, lo stomaco.
I ragionamenti rimangono nell’aria e se ne volano via come il vento fresco d’estate, effimera illusione. Bisognerebbe che all’interno della comunità (si cominci ad affidarsi alla comunità e non ai singoli) sorga un’idea, un progetto, una spinta al rinnovamento e perché no a un risorgimento.
Un’idea cambiarla modificarla elaborarla, non ci vuole mica tanto. È cambiarsi davvero, è cambiarsi di dentro che è un’altra cosa.
Diceva sempre il cantautore meneghino.
Idee passate, idee nuove per Cisterna di Latina
E Cisterna di idee ne ha avute e ne ha, perché dalla sua posizione ha tratto vantaggi notevoli. A pochi minuti di treno da Roma, ha attratto molte persone per una casa a prezzi modesti. Si è costruito tanto, indubbiamente troppo, senza badare a mettere su insieme alle case servizi che accompagnassero lo sviluppo di un tessuto sociale. La città ha provato a innestare nel suo territorio una realtà universitaria per uscire dall’isolamento in cui potevano trarla Latina e Roma, ma anche qui, l’idea è naufragata. Ha costruito un polo industriale enorme che purtroppo, per cause economiche si è dimezzato. Ha il Giardino di Ninfa a due passi, nel proprio territorio comunale e a volte di questo si dimentica. Ha mancato purtroppo di investire in cultura, in spazi dedicati ai giovani, in cui questi potessero incontrarsi, confrontarsi e dare vita a idee.
La nuova agorà di Cisterna di Latina
Questa breve analisi, ha sicuramente individuato alcuni dei punti deboli della città, ma da ogni caduta si raccoglie sempre qualcosa e Cisterna dovrebbe in questo momento mettere insieme le macerie raccolte finora e ricostruire, risorgere. Un’dea ce l’ha il sindaco Carturan ed è più che condivisibile, ricostruire uno spazio pubblico, un’agorà, una piazza che ricominci ad essere luogo di incontro, di discussione, di aiuto reciproco e non solamente una passerella dove sfilare stancamente.
Un’idea un concetto un’idea
finché resta un’idea è soltanto un’astrazione,
se potessi mangiare un’idea
avrei fatto la mia rivoluzione.
Quest’idea, come cantava Gaber nella sua canzone, bisogna cominciarla a mangiare, ovvero a renderla reale, a far in modo che da pensiero si faccia parola e da parola si faccia azione, concreta. Dubito che si possa realizzare attraverso un centro commerciale isolato vicino la pontina, l’esempio di Aprilia 2 non è così illuminante. Le idee per farci incontrare, per migliorare ciò che abbiamo intorno ci sono e l’hanno dimostrato persone di Cisterna o che a Cisterna vengono a lavorare nelle loro scuole. Come Maria Vittoria De Marchis che difendendo in maniera veemente (e giustamente) la scuola come istituzione, ha lanciato il confronto sul tema dell’affettività, dell’amore e della prevenzione sulle violenze domestiche e sui femminicidi.
Non dite qui fu Cisterna, ma gridate qui risorgerà Cisterna
Sarebbe bello ripartire, le idee ci sono rendiamole reali e cominciamo a mangiarle, magari fondandoci sulle parole pronunciate nel dopo guerra da Padre Eugenio Calderazzo:
Al pellegrino che domanderà della nostra vita, non dite: “Per pietà!”. Non parlate dei vostri figli raminghi e dispersi che attendono ancora per darvi il bacio del ritorno, non dite: “Qui fu Cisterna” ma forte gridate: “Qui risorgerà Cisterna!”


