Racconti d’estate / I fidanzati di Rosa e Celeste

Racconti d’estate / I fidanzati di Rosa e Celeste

15 Agosto 2020 0 Di Maria Corsetti

«Che posso farci se non ho nessuno da lasciare per dimostrarti che sono innamorata di te!». Con le scuole superiori per Rosa e Celeste era arrivato anche il momento dei fidanzati e, con questi, la necessità di dare spiegazioni. Quando Celeste aveva conosciuto il suo attuale fidanzato, aveva un altro ragazzo, lasciato dopo qualche giorno di grandi tormenti e indicibili sofferenze. Questo era sembrato agli occhi del fidanzato di Rosa il massimo della prova d’amore e ogni giorno chiedeva a Rosa cosa avrebbe fatto lei per dimostrare nei suoi confronti la stessa dedizione impetuosa che aveva espresso Celeste trovando il coraggio di lasciare il precedente fidanzato a favore del nuovo.

Rosa avrebbe voluto volentieri rispondere che l’attuale ragazzo di Celeste non era affatto entusiasta di aver dovuto spartire – sia pure solo per qualche giorno e uscendone vincitore – la fidanzata con un altro, sentendosi un po’ cornuto dal primo istante della loro storia d’amore. Ma evitò di dire questa cosa perché poteva sembrare offensiva nei confronti della sorella. Rimaneva però il fatto che, se avesse avuto un fidanzato da lasciare, le sue quotazioni sarebbero salite. Sarebbe in pratica partita con un vantaggio – le spiegò la sua madrina – dovuto dal fatto che c’era stata una scelta e, nonostante il precedente fosse un’ottima e meravigliosa persona, così si deve dire sempre – proseguì la madrina – l’amore e solo l’amore l’aveva spinta a una scelta a tal punto coraggiosa.

A due ragazze cresciute in una famiglia dove il padre lascia moglie e due gemelle per farsi un’altra famiglia con la suora che insegna alla scuola materna delle figlie, tutti questi raggiri sembravano degni della peggiore delle telenovele in onda ormai sulle peggiori televisioni private. Ma tant’era. La madrina aveva ragione. Con l’animo romantico di un’adolescente, per la quale il fidanzato del liceo sarà l’uomo con cui passare il resto della propria vita, Rosa prese una decisione: non poteva passare il resto dei suoi anni con qualcuno complessato dal fatto che lei non avesse avuto un altro con il quale paragonarlo e quindi preferirlo. La situazione andava affrontata subito. In cerca di un amante, Rosa si rese anche conto che non era facile trovarlo nella stessa scuola dove tutti sapevano che lei era “la fidanzata di…”. Bisognava emigrare, fare nuove amicizie. Della stessa idea era Celeste, che iniziava a non sopportare più quel suo fidanzato appiccicato giorno e notte, guardingo e tormentato dalla gelosia. Piuttosto scocciate dal biglietto da visita dell’amore, approfittarono delle gare di pattinaggio per frequentare un gruppo diverso. Anche qui non fu facilissimo: il fidanzato di Celeste pretendeva spiegazioni ad ogni passo. Fortuna che le gare le portarono via per qualche giorno e che fidanzati, amici e parenti non erano ammessi.

L’ambiente, molto sportivo, le distrasse, ma non si vedeva proprio nessuno di interessante.

Finché una sera furono invitate da un’amica a un droga party. L’enfasi con la quale veniva espresso l’invito faceva presagire che la droga, semmai ce ne fosse stata, sarebbe stata ben poca. Ma questo Rosa e Celeste non potevano saperlo. Accettarono con entusiasmo, il tutto sembrava eccitante e inedito. L’esperienza nuova consisteva in un pacchettino microscopico, con dentro una quantità pari a un cubetto dai lati della misura di mezza unghia di una sostanze simile a terra che veniva fatta scaldare con un accendino e poi sbriciolata dentro il tabacco di una sigaretta per essere riconfezionata stile sigaretta con una cartina e un pezzo di cartoncino del pacchetto di sigarette. Una canna.

Rosa e Celeste non lo sapevano, ma quella quantità di stupefacente divisa per quindici persone – tanti erano gli invitati al droga party – non poteva avere altro effetto che quello della suggestione. E suggestione fu. La lontananza da casa e soprattutto dai fidanzati, insieme alla provocante sensazione del proibito, agisce sulla psiche molto più di un debole tiro a uno spinello. Stavano fatte. Grazie anche a un paio di birre scolate a digiuno.

Quando una sta fatta l’importante è non guidare macchine o motorini. Se rimane tra quattro pareti non fa male a nessuno. Se incolla la propria bocca a quella del vicino di divano non succede niente. O meglio qualcosa succede. Ma siccome stanno tutti fatti, per primo il vicino di divano anche lui al battesimo del fumo, succede pochissimo. Sufficiente per scatenare il senso di colpa.

Rosa e Celeste, tornate in camera loro, quella notte parlarono a lungo. I loro fidanzati erano cornuti.

Onestà voleva che, tornate alla base, confessassero il misfatto ai rispettivi. Non fu un’ottima idea. Si aspettavano un’accoglienza da figliol prodigo, con abbracci e lacrime di riappacificamento. Soprattutto Rosa, che poteva finalmente dimostrare che tra due uomini “aveva scelto lui”. Ma incredibilmente il “lui” non era contento. Quanto a Celeste aveva quasi deciso la strada del silenzio, ma il fidanzato la sottopose ad un interrogatorio estenuante che alla fine portò alla confessione.

«Puttana» fu il primo commento, «Puttana tu e tua sorella» il secondo. A nulla valse la giustificazione della droga che l’aveva indotta in tentazione.

La sera Rosa e Celeste andarono a trovare le madrine per raccontare gli incredibili episodi di intolleranza da parte dei loro ormai ex fidanzati.

Di fronte a un ottimo crème caramel fatto in casa con uova, latte e zucchero, le quattro si trovarono a ripassare la lezione di greco che al momento era la cosa che preoccupava di più.

 

 

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