Racconti d’estate / I diciotto anni di Rosa e Celeste
16 Agosto 2020Per i loro 18 anni Rosa e Celeste avevano voglia di una grande festa. Era di qualche anno prima la decisione di aspettare per la Cresima, gli era stato detto che tanti la fanno solo a ridosso del matrimonio. A quel punto si erano evitate il catechismo, rinviando il tutto al giorno in cui si sarebbero presentate all’altare per le nozze. La mancata Cresima, però, le aveva private di una festa (e dei relativi regali).
Decisero quindi di celebrare i loro 18 anni in maniera degna non solo dell’evento, ma anche di tutta la loro vita. Erano cresciute a furia di racconti circa l’indimenticabile battesimo, le leggendarie bomboniere alle quali era accluso un orecchino, uno rosa e uno celeste, che aveva scatenato un vero mercanteggio da parte degli invitati per poter arrivare a un equo paio di gioielli dello stesso colore. Si raccontava ancora di quel buffet servito in casa su vassoi d’argento e in porcellane preziose apparecchiate su tovaglie antiche. Si raccontava di loro due piccolissime e bellissime, vestite di bianco con un nastrino che le distingueva l’una dall’altra, ma questo potevano vederlo dalle fotografie. Erano ritratte in braccio alle loro madrine, due ragazze che avevano saputo onorare l’impegno preso quel giorno di diciotto prima. Era giusto fare una festa che potesse essere raccontata per molto tempo ancora, prendendo spunto da quel battesimo così bello e originale. La casa non sarebbe stata sufficiente per contenere famiglia, parenti e amici. Fu scelta la terrazza di un albergo sul mare. Una festa la sera prima del compleanno, in modo che a mezzanotte si potessero spegnere le candeline e brindare tutti insieme.
Il tramonto stava spegnendo i suoi ultimi fuochi quando iniziarono ad arrivare gli invitati. Rosa e Celeste erano pronte ad accoglierli, fasciate in due abiti lunghi e pomposi. Ovviamente di colore rosa e celeste. I tavoli rotondi erano stati apparecchiati con tovaglie bianche, ma i centrotavola erano composti con fiori rosa e celeste. Al buffet servivano i fritti come aperitivo, insieme a quel Satèn di Franciacorta con il quale si era brindato al loro battesimo. Nel cielo comparve uno spicchio nitido di luna, le stelle iniziarono a farsi vedere. Al buffet era la volta dei primi. In uno dei tavoli centrali c’era la mamma con il suo nuovo compagno, un signore che sembrava distinto, ma di cui le madrine avevano bocciato la macchina: uno che dice di essere importante non va in giro con un catorcio del genere, avevano sentenziato. Alla mamma però sembrava una macchina di molto valore perché era grossa. Allo stesso tavolo c’era il papà con la ex suora e i loro due figli. La mamma era molto bella con un vestito rosso che le metteva in risalto il viso abbronzato. Al tavolo di Rosa e Celeste c’erano le madrine con i rispettivi fidanzati e due cugine molto interessate ai fidanzati delle madrine. Servirono il pesce.
Neanche il papà era convinto del compagno della ex moglie, ma non voleva intervenire per paura di sembrare geloso. Le madrine si alzarono per andare a prendere i contorni, le cugine affondarono la presa sui fidanzati delle madrine. I piedi sotto il tavolo si incrociarono insieme agli sguardi, la notte era di velluto e il rumore del mare accompagnava la musica tenuta ad un tono basso per evitare di ostacolare la conversazione.
In attesa della mezzanotte vennero serviti piatti di frutta già tagliata e brinata con lo zucchero in granella. Il papà si intratteneva con il compagno della ex moglie per capire meglio chi fosse capitato in casa delle figlie. Le scarpe dell’uomo rivelarono definitivamente la verità. Di marca sconosciuta e ancor più sconosciuto il pellame, avevano i bordi lisi e un po’ scollati. «Almeno fosse un artista – pensò il papà – una giustificazione ci sarebbe, ma questo si atteggia a manager». E le figlie in regalo da lui non avevano avuto un gioiello, ma un mazzo di rose a testa. Cinque rose a testa. Entrare in una casa di donne con dieci rose in tutto è il peccato peggiore che un uomo possa commettere. Ma la mamma sembrava non accorgersene.
Le madrine non potevano essere d’aiuto in quel momento, impegnate a cercare i fidanzati, spariti all’improvviso. Erano sparite anche le cugine.
Il Satèn continuava a riempire i bicchieri e i brindisi alla felicità delle ragazze erano accompagnati dall’apertura dei regali. «Che bei regali che stanno ricevendo le ragazze» disse il compagno alla mamma, prendendole la mano. Fu in quel preciso istante che la mamma notò l’orologio al polso dell’uomo. Chissà perché non ci aveva mai fatto caso. Le lancette procedevano con il ritmo preciso del congegno al quarzo. Impensabile per un Rolex, a meno che non fosse comprato a qualche bancarella. La mano della mamma si irrigidì. L’uomo che lei aveva conosciuto non avrebbe mai indossato una patacca simile. In un secondo le vennero in mente i commenti delle madrine sulla macchina dell’uomo. Le vennero in mente anche i due mazzi striminziti di rose. Inorridì al pensiero che quell’uomo avrebbe dormito a casa sua. Una bella casa e quell’uomo ci aveva messo gli occhi sopra. Bisognava trovare una soluzione. La mezzanotte si stava avvicinando e non poteva festeggiare degnamente le figlie con quella preoccupazione. Le madrine riemersero dal nulla senza i fidanzati. I fidanzati riemersero dal nulla. Uno sbaffo di fondotinta sulla camicia di uno di loro rivelò dove erano stati. La mezzanotte si stava avvicinando e le madrine non potevano stare male nell’istante dei massimi festeggiamenti per le loro figliocce. Gli sguardi della mamma incrociarono quelli delle madrine e, in un salottino appartato, fu consiglio di guerra.
«Dì che sei stanca e proponi di rimanere tutti a dormire in albergo» consigliarono le ragazze «Dì che vuoi dormire in stanza con le tue figlie per stare vicino a loro – proseguirono – così non ci dormi insieme. Poi scappiamo tutti e domani mattina quando si sveglia non trova nessuno che paga il conto. Dovrai forse dare qualche spiegazione domani, ma intanto il problema questa notte è risolto e puoi festeggiare le ragazze senza preoccupazioni».
«Quanto a voi – disse la mamma – non so come aiutarvi. È chiaro che i vostri fidanzati hanno avuto un incontro con le cugine di Rosa e Celeste. Pensandoci bene è meglio evitare di fare le superiori, ditegli chiaramente che ve ne siete accorte e mandateli al diavolo prima di mezzanotte. Non sarà simpatico, ma almeno vi eviterete le scuse di domani, quando avranno avuto ore di tempo per imbastire un raccontino ridicolo al quale finirete per credere. E questa notte rimanete in albergo con noi così non tornate a casa insieme. La fuga ci metterà tutte di buon umore».
Prenotate tre stanze – una tripla per mamma e gemelle, una doppia per le madrine e una singola per l’uomo dal Rolex falso – tornarono alla festa sorridenti e complici. Il papà vide la scena e capì che qualcosa era cambiato e non c’era più nessun motivo di preoccuparsi.
La musica trionfale e una torta enorme con trentasei candeline, diciotto rosa e diciotto celesti, segnarono l’ingresso di Rosa e Celeste nel mondo degli adulti. Il cielo si illuminò di due fontane di fuochi d’artificio, una rosa e una celeste.
La mamma e il papà si guardarono felici, poi si domandarono: «Secondo te perché si sono scambiate i vestiti?».
Racconti d’estate / Rosa e Celeste vanno alla scuola materna


